Ieri, oggi e domani

Vi siete mai domandati perché, tra ieri, oggi e domani, in tema di politica siamo l’unico paese della Valle Telesina dove i cazzari, i palloni gonfiati e i venditori di fumo piacciono tanto e durano così a lungo? Perché ancora oggi vengono gonfiati come tacchini sia da chi li esalta sia da chi li critica? Perché il cittadino guardiese si lamenta solo al bar e su Facebook? A tal proposito, sovviene alla mente l’ironico epitaffio di Umberto Eco quando, a proposito dell’utilizzo di Facebook, ebbe a dire che questo spazio virtuale “ha dato diritto di parola, aprendo una finestra sul mondo, a tutti gli ignoranti”. Perché chi ha veramente a cuore il destino della propria comunità viene linciato e distrutto con una foga, una voluttà e un accanimento mai visti nella storia di questo paese? Perché in questo paese l’unico cambiamento accettabile è quello dei gattopardi che fingono di cambiare tutto per lasciare tutto com’è? Perché, ieri, oggi e domani, una panchina colorata, attira più discussioni sui social di una richiesta di rinvio a giudizio per un presunto caso di malaffare politico? Perché in questo paese le bugie hanno gambe lunghissime, mentre la verità è monca. E non c’è quindi notizia che turbi il già disastrato status quo di una comunità in liquidazione da più di trent’anni. Perché viene consentito ad un partito-azienda di occupare metodicamente l’Ente Comune e persino di determinarne le scelte? Perché, ieri, oggi e domani, iniziative culturali non ancorate alle solite commedie, con gli stessi protagonisti e le stesse trame (che ormai non fanno ridere nessuno), portatori di sollazzo (traduzione: divertimento ad alta gradazione alcolica e mangereccia) per avventori occasionali vengono sistematicamente ostacolate, oscurate, boicottate? Perché dobbiamo diventare, se già non lo siamo, un posto dove anche per la gioia del turista occasionale non si deve fare Cultura? Fingendo di ignorare, che la Cultura genera un indotto e un’economia enorme e soprattutto non genera turismo mordi e fuggi, cioè un’attività in cui si frequenta un posto per capirne usi e costumi, non per colonizzarlo e vandalizzarlo. Perché oggi chi va via da Guardia, una terra rimasta immobile “come una puttana”, si sente come “rifiutato”, perché avrebbe voluto realizzare proprio lì quello che ha realizzato altrove? Perché, ieri, oggi e speriamo non domani, una comunità che potrebbe campare di Cultura (e non di turismo mordi e fuggi), resta il luogo della desolazione per trecentocinquanta giorni all’anno? Una terra che ha davvero tutto ma non lo sa valorizzare. Tante domande diverse, una sola risposta per tutte. Perché esistono due storie di questa comunità. La storia vera, che tutti viviamo e afferriamo per un attimo in presa diretta e poi subito dimentichiamo. E la storia falsa che ci viene propinata, riveduta e corretta a suon di balle dagli pseudo-amministratori, che, da oltre un trentennio, la taroccano come vogliono loro. Ecco perché il problema numero uno di Guardia non è soltanto la politica, né l’economia, né tantomeno la qualità della vita (in fin dei conti, ancora accettabile): è l’infantilismo al potere, è la manifesta incapacità ad amministrare di personaggi senza qualità che ne condizionano la vita e ne impediscono il miglioramento, anzi ne agevolano il degrado morale. Ecco perché sul banco degli imputati il cambiamento farlocco è un costume politico che non può più essere più accettato. Guardia sta affogando nella fogna dell’indifferenza: il clientelismo endemico, il male sotterraneo che a parole si combatte ma in realtà si lascia prosperare, girandosi da un’altra parte. Certo, questo mio è un appello e come tale è esagerato, ma ogni esagerazione è sempre troppo poco per descrivere fedelmente lo stato di abbandono in cui versa una comunità meravigliosa abitata letteralmente da fantasmi.

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