Guardia è femmina. Guardia è Janara

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Guardia, città degli ossimori, dove l’impossibile diventa probabile. Dinamica. Invidiata. Femmina. Guardia è femmina. Un luogo in equilibrio perenne. Guardia che abbraccia la Valle, femmina che ama, femmina di fatto. Guardia, legata a miti perduti nel tempo. Non è solo un luogo: è un mondo. Il mondo antico, rimasto intatto alla superficie del mondo moderno. Non potete capire Guardia, non capirete mai Guardia. Guardia è femmina. Femmina aggrappata al suo maniero che si alimenta del canto della borea; femmina di vento e di luce. Guardia è il corpo di una donna con le arterie che sono le antiche strade ossigenate dalla luce chiara e abbagliante e i vicoletti bui che fanno da spazzino delle arterie. Guardia non è mai morta, è sempre rinata. Gli spazi vissuti dagli abitanti di oggi sono, nel loro insieme, gli stessi abitati dai guardiesi di mille anni fa. Di qui l’atavica tendenza “femmina” a non buttar via nulla, a ricostruire, di volta in volta, una Guardia “nuova” sui resti di quella “vecchia” come avvenne in occasione del grande terremoto del 5 giugno del 1688 che la rase al suolo. Guardia è una Pompei che non è stata mai sepolta. Il vecchio e il nuovo ce l’ha nel nome. Se nasci a Guardia, vieni al mondo figlio di due femmine: la prima che ti partorisce, ti nutre, ti educa, l’altra che ti tempra, ti caratterizza, ti segna. Figlio di due femmine, due madri. Sei figlio di una madre e figlio della terra. Guardia non è un posto né un semplice luogo in cui vivere. Esser nato a Guardia è tanto di più, è riconoscere il profumo della terra accarezzata dal vento, calpestare impronte lasciate da chi come te ha cercato il suo rifugio nascosto tra le pietre di antiche dimore. Non smetterai mai di sentirti orgogliosamente parte di un angolo di paradiso. Guardia è un ossimoro misterioso. Un “mistero” prescrittivo religioso che ha indicato nei secoli ciò che non poteva essere comunicato all’altro, ciò che, per sua stessa natura, non è spiegabile dalla ragione umana né trasmissibile attraverso il linguaggio. Guardia è sangue intriso nella pietra. Guardia rivive nei suoi ossimori; paganesimo e cristianesimo convivono in un intreccio che è magia, storia e fede. E appassiona. “La bellezza ci salverà” pensi, mentre cerchi di catturare le immagini dell’antico borgo vuoto ma pieno di anima, e avvolto da un silenzio psicomagico e ultraterreno. Guardia è femmina. Guardia è Janara. “Le Dianare, le Janare, dal culto della dea Diana, esperte del ciclo dei pianeti, si tramandavano conoscenze religiose e mediche antichissime. Erano le sacerdotesse di Diana (Dianare) che evocavano il demone sotto forma di maiale. Ecco perché furono ribattezzate con disprezzo janare ad indicare donne che si ricoprivano il corpo con un unguento magico fatto di rospi, lucertole e grasso degli infanti, accusate di stregoneria e adorazione del demonio”. Sembra quasi di sentirla quella filastrocca, riempita solo della voce narrante delle Janare: “Unguiento unguiento mandame alla noce de Beneviento supra acqua et supra viento et supra omne maletiempo”. Buoni banchetti Janare. Buona vita Guardia. Buon Natale Guardia.

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