narcisoUna cosa bisogna riconoscerla con franchezza, a Floriano Panza: il 31 maggio scorso ha vinto soprattutto perché in questo paese ha creato un’egemonia culturale e mentale, ha prodotto un modello culturale diffuso fatto di illusioni, familismo e clientelismo, ha vinto nelle teste e soprattutto nelle tasche dei guardiesi.

Ma in che consiste oggi l’egemonia culturale e mentale di Floriano? Una egemonia pervasiva, una mentalità dominante, che raggiunge la scuola di ogni ordine e grado, pervade l’economia, si diffonde nel mondo agricolo, la vita sociale. Una mentalità e una egemonia che negli ultimi anni s’è fatta sempre più codice ideologico e galateo sociale (noto come politically correct). Dove chi ne è fuori deve sentirsi in torto, deve giustificarsi, viene considerato fuori posto e fuori tempo, ridotto a residuo del passato o anomalia patologica.

Certo, lo ha favorito il potere della politica, un contesto economico e del lavoro depressivo e la circostanza di poter raccogliere i frutti della progressiva perdita di alternative credibili, il tramonto di qualunque autorialità delle idee e del loro rapporto con i cittadini, la cultura, l’assenza di una guida alternativa e tutto quello che volete. Ma lui l’ha creata, quell’egemonia. Non gli è mai interessato il contenuto, gli interessava crearne una. La tesi di fondo è nota: la conquista del consenso politico e sociale passa attraverso la conquista culturale della società. L’atteggiamento disponibile e il linguaggio spiccio, poi, gli è servito per essere come il popolo. Come il popolo ma per conto della élite di cui fa orgogliosamente parte, quella presunta media borghesia guardiese, che ieri votava democristiano e oggi vota Pd e manda i figli alla Bocconi, che si lamenta dell’evasione fiscale ma paga in nero ogni volta che può, allenatissima nei panegirici sulla questione morale; curioso ircocervo.

Intendiamoci: Floriano Panza – un uomo che conosco da moltissimi anni ormai, e considero intelligente e parecchio scaltro, nonché misuratamente narciso – non ha creato nulla di nuovo, anzi. Per vincere le ultime elezioni ha soltanto assemblato pezzi esistenti, li ha ricollegati, mischiando spesso figure non nuovissime (eufemismo), e a volte anzi defunte da più di vent’anni, e “nemici” storici. Ma questo, anziché indebolirlo lo ha rafforzato. Ancora oggi, a distanza di qualche mese, ci si chiede: con materiale così usurato e modesto culturalmente com’è stato possibile allora che sia riuscito nell’impresa di rivincere le elezioni, che non erano scontate? In questo individuerei due fattori, due categorie principali: una fetta di cittadini mediocre e servile, e una fetta di cittadini – a volte anche molto colta, e sempre disposta a protezione degli interessi di volta in volta ritenuti più forti – che gira la testa dall’altra parte, e parla d’altro. Il classico archetipo del cittadino della testa sotto la sabbia. Una galassia in questa comunità, per lo meno una volta la era, che puntualmente ad ogni competizione comunale masochisticamente, in un lento meccanismo di autodistruzione, estromette una per una, o vengono espulse, tutte le sue migliori intelligenze, tutte le persone che hanno la colpa di esprimere un pensiero. Magari, addirittura!, originale. Salvo poi spandere le lacrime di un assurdo complesso di inferiorità e lamentarsi all’interno dei bar della ghettizzazione culturale di Guardia Sanframondi. Che in realtà è solo paura del confronto. Perché anche il ghetto, alla fine, concede una sua piccola, lacrimevole, pietosa e rassicurante, rendita di posizione. E chi in questa comunità osa allargare la sua visuale, aprirsi alle contaminazioni e andare oltre il manicheismo è tagliato fuori. E così viene messo alla porta. Viene messo al bando o – all’inverso – al confino (intellettuale, e anche economico). Ed è uno schifo.

Ma il problema supera di molto il cittadino guardiese; riguarda, tornando all’inizio, il modello culturale o subculturale che Floriano Panza sa e ha potuto creare, o gli viene concesso di creare, con cattive complicità gravemente corresponsabili. E qui una postilla divertente, per chi come chi scrive lo conosce e lo ha osservato da tanto tempo, è anche vedere come di solito non ricompensi i servitori in base ai servigi anche entusiastici resi di volta in volta, ma scelga le persone secondo un calcolo molto politico e accurato di ciò che una persona può rappresentare, per la sua privata e politica utilità.

Ma lasciamo da parte le critiche e le giuste condanne e poniamoci la domanda di fondo: ma questa egemonia culturale e mentale cosa ha prodotto in termini di opere e di intelligenze, che impronta ha lasciato sulla cultura di questa comunità, la società e i singoli? E cosa ci si aspetta? Ho difficoltà a ricordare opere davvero memorabili e significative che hanno inciso nella cultura, nella mentalità e nella società guardiese. L’egemonia culturale e mentale di Floriano ha funzionato solo come dominazione e ostracismo ma non ha prodotto e promosso alcunché. Anzi sorge il fondato sospetto che ci sia un nesso tra il degrado culturale e morale della nostra società e l’egemonia culturale cosiddetta panziana. Il risultato di questa desertificazione è che oggi non ci sono più modelli di riferimento, punti di partenza e fonti di nascita e rinascita.

L’egemonia culturale e mentale di Floriano ha funzionato come dissoluzione, non come soluzione. E il risultato è che oggi il dibattito politico non c’è più, appare sparito ma sussiste quella cappa asfissiante anche se è un guscio vuoto di idee.

Accantoniamo il tema miserevole dell’egemonia culturale e mentale, quella di Floriano Panza innanzitutto e dedichiamo invece la nostra attenzione a come trovare le possibili soluzioni, i cosiddetti “volti nuovi”, truppe giovani che nei prossimi anni non si sgretolino come soldati di terracotta.

Come ripeto spesso, esiste una vasta area elettorale, maggioritaria perfino, si sa: la maggioranza dei guardiesi che non fa capo a Floriano Panza. E, come già detto in un precedente articolo, la cosa immediata da fare a mio parere è lavorare a un progetto alternativo che tenga conto di una necessità: quella di ricominciare con facce, esperienze e freschezze inedite. Che deve farsi carico di un progetto per Guardia che sia avanguardia, avanti cioè rispetto agli attuali inquilini della Casa comunale. Basta costruire progetti per questa comunità con l’ideologia del “Bar”. È più che mai necessario attingere alla cerchia ristretta delle nuove generazioni, di “chi ci sta”, di chi condivide una nuova idea di comunità, di chi però non ha paura di affiancare la “vecchia guardia”, di chi dalle cosiddette professioni fa “cucù, ci siamo anche noi”, di chi dalla sempre più citata società civile guardiese svetta o sembra svettare in un campo specifico e pare adatto a essere traslato alla Casa Comunale. Ma se questa selezione la si vuole fare con criterio, permettendo poi agli aderenti di maturare, allora ci vuole una nuova associazione di uomini e donne. Una via di contatto diretto con i cittadini guardiesi. Senza alcun vincolo ideologico.

Se giochiamo a fare gli anti-panziani, allora occorre andare fino in fondo alle conseguenze dell’essere anti-panziani. I cittadini guardiesi oggi sono elettori volatili, che si spostano anche seguendo delle facce. E se la prossima volta ci si ripresenta con le stesse facce finisce male.