C’è una Guardia Sanframondi che, soprattutto d’estate, ha semplicemente voglia di vivere. Di uscire di casa, incontrarsi, bere un aperitivo, mangiare un gelato, fare due passi, ascoltare musica, scambiare quattro chiacchiere in piazza. Una Guardia che ha bisogno, come ogni comunità, di leggerezza. Di quelle poche ore in cui si mettono da parte divisioni, polemiche, appartenenze e differenze e ci si ritrova, semplicemente, a stare insieme.
È forse questa la vera fotografia della comunità guardiese: la voglia di esserci. E, in fondo, non importa molto se chi la esprime viene da destra o da sinistra. Perché davanti a una tavolata (bianca o rossa che sia), a un bicchiere di vino, a un cono gelato o a una serata trascorsa in compagnia, le categorie ideologiche diventano improvvisamente più piccole. La socialità, quando è autentica, ha la capacità di mettere tutti sullo stesso piano.
Ed è proprio da qui che bisognerebbe ripartire ogni volta che si discute di estate, di iniziative, di eventi, di movida e di turismo. Perché una comunità viva non può essere considerata un problema. Una piazza frequentata non è necessariamente una piazza da controllare. Giovani e meno giovani che si incontrano non rappresentano automaticamente un’emergenza. La voglia di fare festa, di divertirsi e di stare insieme è un segnale di vitalità, non di degrado.
Ma c’è un confine, sottile e decisivo, che non dovrebbe mai essere ignorato: quello tra vivere un paese e consumarlo. E Vinalia, appena conclusasi, rappresenta forse l’esempio più evidente di questa ambivalenza. La 33ª edizione ha confermato la forza di una manifestazione ormai profondamente radicata nell’identità di Guardia: per una settimana il centro storico è diventato un grande spazio di degustazione, cultura, arte, musica e convivialità, richiamando un massiccio afflusso di visitatori. Le cronache hanno raccontato di un borgo letteralmente affollato e di una partecipazione molto intensa, a conferma dell’attrattività raggiunta dall’evento. Ed è un successo del quale Guardia dovrebbe andare orgogliosa.
Ma proprio perché Vinalia è diventata così importante, non può più essere considerata soltanto una manifestazione da organizzare. Deve essere considerata anche un fenomeno da governare. Gli episodi vandalici e delinquenziali che si sono verificati durante quei giorni, compreso un fatto di violenza avvenuto ai margini impongono una riflessione seria. Non per mettere sotto accusa Vinalia, che ha una sua funzione culturale, economica e promozionale, ma per interrogarsi su ciò che accade intorno a un evento quando il numero delle persone presenti supera, in determinate fasce orarie, la capacità ordinaria di un piccolo centro. La stessa organizzazione ha riconosciuto la necessità di un ripensamento e di un rafforzamento della sorveglianza.
È poi si pone una questione che non può più essere rinviata: il traffico.
Per le prossime edizioni di Vinalia serve un serio e organico piano del traffico, studiato con largo anticipo e non improvvisato quando l’afflusso è già iniziato. Un piano che tenga conto dei flussi in entrata e in uscita, dei parcheggi, dei percorsi pedonali, delle vie di fuga, dei mezzi di soccorso, della mobilità dei residenti e delle esigenze delle attività commerciali. Servono indicazioni chiare per chi arriva da fuori, aree di sosta adeguate, eventualmente servizi navetta, una disciplina precisa degli accessi e una presenza coordinata delle forze dell’ordine e degli operatori impegnati nella sicurezza. Perché non è accettabile che una manifestazione capace di portare migliaia di persone in un borgo debba affidarsi, sul piano della mobilità, alla buona sorte.
Il turismo, del resto, non è un male: è una risorsa, soprattutto per un borgo che possiede storia, identità, patrimonio artistico, tradizioni e paesaggio. Ma una risorsa diventa un problema quando non viene governata. Guardia Sanframondi non può permettersi di diventare vittima del cosiddetto overtourism mordi e fuggi. Non perché il turismo sia qualcosa da respingere, tutt’altro: può rappresentare una straordinaria opportunità economica e culturale. Ma quando i numeri diventano incompatibili con gli spazi, quando la pressione sui luoghi cresce oltre la loro capacità di sopportazione, il rischio è che l’attrattiva finisca per trasformarsi nel suo contrario. Un paese troppo affollato perde qualità. L’ambiente viene sottoposto a una pressione maggiore, il patrimonio storico e artistico rischia di essere danneggiato, i servizi vengono messi alla prova e, soprattutto, la qualità della vita di chi a Guardia ci vive tutto l’anno può peggiorare sensibilmente.
E qui entra in scena il grande equivoco della manifestazione guardiese. Perché una cosa è una comunità che vuole divertirsi, un’altra è una comunità costretta a vivere notti insonni. Una cosa è la musica, il vociare, la festa; un’altra cosa sono rumori incontrollati, schiamazzi, automobili parcheggiate ovunque, rifiuti lasciati per strada, comportamenti che finiscono per trasformare il diritto al divertimento di alcuni nel disagio quotidiano di altri.
Eppure, puntualmente, all’inizio di ogni estate, il tema torna a galla. Non si discute mai di rumori, orari, controlli, eventi, decoro urbano, turismo, sicurezza. Si accendono polemiche, si prendono posizioni, ci si divide. Poi, salvo casi isolati, Vinalia passa e tutto sembra tornare come prima. Fino all’estate successiva, quando il copione si ripete.
Forse è proprio questo il punto: smettere di affrontare il problema soltanto quando esplode. Guardia avrebbe bisogno di una strategia capace di stabilire regole chiare, farle rispettare e, contemporaneamente, creare occasioni di socialità di qualità. Perché prevenire significa anche programmare: decidere dove organizzare gli eventi, quali orari adottare, come gestire i flussi, come proteggere i luoghi più delicati, come garantire pulizia e sicurezza, come ascoltare i residenti e, allo stesso tempo, non soffocare l’iniziativa di chi vuole animare il paese.
E la prossima Vinalia potrebbe diventare proprio il laboratorio di questa nuova consapevolezza. Se una manifestazione è cresciuta tanto da attirare un pubblico sempre più numeroso, allora deve crescere anche la capacità del paese di accoglierlo. Non soltanto più eventi, più stand e più visitatori, dunque, ma più organizzazione, più servizi, più sicurezza, più attenzione al territorio.
Non servono guerre culturali. Serve buon senso. Guardia Sanframondi ha il diritto di divertirsi e ha altrettanto diritto di dormire. Ha il diritto di accogliere visitatori e quello di non sentirsi invasa. Ha il dovere di valorizzare il proprio patrimonio e quello di proteggerlo. Ha bisogno di commercio, turismo ed eventi, ma anche di rispetto per chi nelle case, nelle strade e nelle piazze del paese vive ogni giorno.
La sfida, allora, non è scegliere tra una Guardia immobile e una Guardia rumorosa. È costruire una Guardia viva.
Foto tratta dal sito istituzionale