Ogni estate arriva il momento di fermarsi. È una consuetudine, quasi un rito. Ma questa volta la pausa non nasce soltanto dall’esigenza di rallentare, dal caldo o dal calendario delle vacanze. Nasce da una domanda più scomoda: ha ancora senso commentare tutto ciò che accade a Guardia Sanframondi?
Sia chiaro: tutto ciò non è stata una fuga. Sto zitto a fatica da un po’, in attesa che la pentola dove ribollono rabbia, ipocrisia, dolore e superficialità si raffreddi, così da poterla maneggiare con maggiore tranquillità (anche se sempre con le presine, perché la paura di scottarsi quando si affronta roba incandescente dovrebbe riguardare tutti). Non è nemmeno pigrizia, né i motivi di salute degli ultimi giorni, né soltanto una vicenda di stagione, anche se è d’estate che viene naturale parlarne: è che a un certo punto il flusso delle notizie a Guardia Sanframondi – soprattutto al termine di una tornata elettorale e di una manifestazione oramai inutile e caotica come Vinalia (di cui parleremo diffusamente nelle prossime ore) – smette di essere materia da commentare e diventa rumore bianco. E chi, come il sottoscritto, scrive un pezzo al giorno se ne accorge prima degli altri, perché è il primo a doverci mettere sopra un pensiero compiuto ogni mattina.
A Guardia Sanframondi il flusso delle notizie cambia natura. Non perché smettano di succedere cose, ma perché troppo spesso ciò che accade finisce per assomigliare a ciò che è già accaduto. Le polemiche si ripetono, le contrapposizioni diventano rituali, le ipocrisie restano le stesse e le occasioni mancate sembrano seguire un copione già scritto. Arriva il momento in cui non è più difficile trovare un nuovo argomento, ma trovare un pensiero nuovo su quell’argomento. E allora il rischio è quello di scrivere non perché ci sia davvero qualcosa da dire, ma perché c’è uno spazio da riempire. È un rischio che questo blog ha sempre cercato di evitare.
Ci sono notizie che meriterebbero analisi approfondite. Eppure, paradossalmente, non aggiungono nulla di nuovo al quadro generale. Raccontarle significa spesso descrivere dinamiche già viste, atteggiamenti già conosciuti, promesse già ascoltate. È un esercizio che finisce per trasformare il commento in abitudine e l’informazione in rumore di fondo.
Per questo, dopo questa pausa, ci saranno molte cose di cui non scriveremo. Non scriveremo delle polemiche costruite per durare il tempo di un post sui social. Non inseguiremo dichiarazioni destinate a essere smentite dalla successiva. Non commenteremo ogni schermaglia politica solo perché è diventata argomento di conversazione. Non daremo spazio al rumore quando manca la sostanza. Parleremo del futuro di questa comunità. Perché non significa che nulla accada a Guardia Sanframondi. Significa, piuttosto, che non tutto merita di essere amplificato. Il silenzio, qualche volta, è una scelta più rispettosa delle parole scritte tanto per esserci. Questa pausa, quindi, non è stata una fuga: è stato il tentativo di ritrovare la distanza necessaria per guardare le cose con maggiore lucidità, lasciando raffreddare quella miscela di rabbia, dolore, superficialità e ipocrisia che troppo spesso rende impossibile ragionare senza scottarsi.
A giorni il blog tornerà, forse diverso, forse con uno sguardo ancora più selettivo. Tornerà, ad esempio, su quanto è accaduto a Vinalia. Perché l’obiettivo non è raccontare tutto, ma raccontare ciò che conta davvero, provando a dire qualcosa in più.