C’era una volta il vecchio manifesto politico, affisso agli angoli delle strade o nelle bacheche comunali, destinato a scolorire sotto il sole e la pioggia. Oggi, nell’era della comunicazione permanente, il progresso offre strumenti più sofisticati. Ad esempio un grande schermo luminoso, installato nei pressi del municipio di Guardia, che nelle intenzioni avrebbe dovuto informare i cittadini sulle attività amministrative, sugli eventi, sui servizi e sulle iniziative di interesse pubblico.
Almeno in teoria.
Perché nella pratica, a giudicare da ciò che viene trasmesso in questi giorni, sembra che il ledwall abbia scoperto una missione ben diversa: celebrare senza soluzione di continuità i vincitori delle ultime elezioni amministrative e magnificare i risultati della giunta uscente. Più che un pannello informativo, un altare digitale. Più che uno strumento di comunicazione istituzionale, una versione tecnologicamente aggiornata dello specchio di Narciso.
Del resto, perché limitarsi a governare quando ci si può anche contemplare?
La politica contemporanea sembra aver compiuto un salto evolutivo notevole. Un tempo gli amministratori cercavano il consenso attraverso le opere; oggi cercano soprattutto la rappresentazione delle opere. Non basta realizzare qualcosa: occorre fotografarla, raccontarla, rilanciarla, proiettarla, possibilmente con sottofondo trionfale e immagini degli artefici. Se poi l’infrastruttura utilizzata per questa celebrazione è pubblica, tanto meglio: il confine tra comunicazione istituzionale e autopromozione diventa così sottile da risultare praticamente invisibile.
A Guardia il fenomeno assume contorni quasi didattici. Lo schermo installato a fine mandato che dovrebbe servire la comunità sembra impegnato soprattutto a ricordare alla comunità chi la governa e quanto dovrebbe esserne grata. Una sorta di promemoria permanente: «Non dimenticate chi siamo». Come se il voto appena espresso non fosse stato sufficiente.
Naturalmente nessuno mette in discussione il diritto di un’amministrazione a rendicontare il proprio operato. Anzi, la trasparenza è un valore fondamentale. Ma la trasparenza consiste nel fornire informazioni ai cittadini, non nel trasformare l’informazione in una galleria celebrativa. C’è una differenza sostanziale tra comunicare un risultato e costruire una narrazione autoelogiativa in cui i protagonisti coincidono sempre con gli autori del racconto.
È il narcisismo politico elevato a metodo di governo. Un fenomeno che attraversa schieramenti, territori e livelli istituzionali, non solo Guardia. Cambiano i protagonisti, ma il copione resta identico: meno attenzione al ruolo delle istituzioni, più attenzione alla costruzione dell’immagine personale; meno sobrietà repubblicana, più storytelling autocelebrativo.
Il risultato è paradossale. Strumenti nati per informare finiscono per assomigliare a giganteschi selfie elettronici. E mentre lo schermo dovrebbe raccontare la vita della comunità, racconta soprattutto quella di chi la amministra. Forse sarebbe utile ricordare una semplice verità democratica: le istituzioni appartengono ai cittadini, non agli amministratori. Gli incarichi pubblici sono temporanei, le comunità restano. Un ledwall comunale dovrebbe essere la voce del paese, non l’eco dell’autocompiacimento di chi occupa momentaneamente le stanze del potere.
Altrimenti il rischio è che la comunicazione pubblica smetta di essere un servizio e diventi una forma di culto della personalità in versione LED: luminosa quanto si vuole, ma non per questo meno inquietante.