In quest’epoca caotica almeno a Guardia urgono punti di riferimento saldi e netti. Tre anni fa i guardiesi si sono rivolti a Esserci (si fa per dire), che in fatto di saldezza e nettezza ha ampiamente dimostrato di non temere rivali. Infatti, dopo tanto protagonismo, dopo un programma fatto solo di poltrone e candidature a puntate, ad uno ad uno gli esponenti di punta (di forchetta), gli assessori della supercazzola multipla, col favore delle tenebre e degli amici della minoranza, sono passati alla semi-clandestinità. Pur conservando una parvenza di impegno, la compagine amministrativa di cui sopra è rimasta defilata dalla scena pubblica, ha detto poco, annunciato meno, e se interpellata (quasi mai) ha usato pantofole felpate per non far sentire i suoi passi. Ha scelto di dileguarsi, ha pensato di sparire e manovrare sotto traccia. Insomma, zitta zitta, sotto sotto, sola sola, e come diceva Totò, tomo tomo cacchio cacchio si è fatta gli affari suoi.

Fedeli al detto romano “Co’ le cazzate ce mannano avanti er monno”, questo balletto di maschere, questo carnevale del nulla, al riparo del quale mani avide intascano, in tre anni ha sfarinato solo sillabe senza senso. Un assemblamento di geni, una rivisitazione dei Blues Brothers dove John Belushi si giustifica con la fidanzata per un ritardo sospetto: “Ero rimasto senza benzina, avevo una gomma a terra, c’era il funerale di mia madre, era crollata la casa, c’è stato un terremoto, una tremenda inondazione, e poi le cavallette! Non è stata colpa mia, lo giuro su Dio!”. Fra i vari alibi, la Blues amministrazione ha optato per il tradizionale “non ci sono i soldi”.

Tre anni fa, all’ennesima lista di scappati di casa, scrivemmo a mo’ di battuta (mai fare battute in questo paese) che presto o tardi tutti li avrebbero abbandonato prima della scadenza e sarebbe toccato a noi, noti servi di Floriano, difenderli.

Nessuno, allora, avrebbe pensato che uno dei tratti distintivi di questa amministrazione sarebbe stato l’assoluta impermeabilità al ridicolo. Una compagine di scappati di casa, sotto sotto, mansueti e sorridenti, mosciarelli mosciarelli, sotto la parvenza di cerimoniose fusa e di compunta presenza in salotto guardiese, che in questi tre anni ha solo cercato di perseguire i suoi piani che solitamente sono strettamente personali e non dichiarati. Nascondendo dietro l’alone cortese – tra toni bassi, stile catatonico, sguardo tendente verso il pavimento, grigiore come messaggio cromatico-politico, sobrietà fino alla trasparenza e alla narcosi -, desideri o ambizioni indecenti.

Devono essere da sala di rianimazione i colloqui tra di loro durante le riunioni di giunta. Lunghi silenzi, timidi sguardi, velate minacce, tacite intese…

Tutto ciò sarebbe una pura annotazione di costume se non fossimo alla vigilia di una situazione speciale quali i prossimi Riti: come sarà la gestione in un paese che ha rimandato tutto al domani, salvo pannicelli caldi. Tutto in questo paese traballa e vive in apnea, tutto è sospeso e congelato, per rinviare lo show-down: i servizi, le strade, il traffico, l’accoglienza, ecc… Tutto balla e tutto può succedere: potremmo entrare nei Riti in un modo e uscirne traumaticamente in altro modo. Ma la gravità della situazione guardiese è al quadrato: e per la stessa gravità della situazione è temerario pensare che qualcuno (o qualcosa) possa fare saltare l’amministrazione, in questo momento per tirare le castagne dal fuoco, ormai carbonizzate. In realtà tutti aspettano la vendemmia di settembre per vedere di nascosto l’effetto che fa. Ma in questo chiaro di luna chi se la prende la croce di gestire le mancate promesse di una amministrazione così vistosamente inadeguata e che naviga a vista, senza alcun disegno se non quello di sopravvivenza personale? Chi se la prende la responsabilità di rispondere alle infinite aspettative, pubbliche e private, generali e personali, che l’amministrazione in questo sciagurato triennio ha alimentato spostando i fallimenti presenti sulle radiose speranze future?

L’unica ardente speranza è che gli scappati di casa presenti e futuri consegnino il paziente Guardia ancora vivo a coloro che verranno dopo.