Oggi parliamo della furbizia.

Peggio della furbizia c’è solo la furbizia. La semplice furbizia o la furbizia dei semplici che alla fine la sopporti, può fare in certi casi tenerezza e perfino simpatia. Ma la furbizia complessa o la furbizia dei presuntuosi, di chi si presume intelligente, è insopportabile.

Benvenuti nel paese dei furbi che in una precedente vita si chiamava Guardia Sanframondi. La furbizia è il riassunto cinico della Guardia di oggi e dell’anno appena trascorso e il viatico scoraggiante per gli anni a venire: il raggiro continuo, il teatrino dei personaggi sul Comune con le loro recite false, la parata grottesca allestita sempre nei pressi del loro luogo di lavoro (!!!). La furbizia a Guardia, un tempo tecnica di sopravvivenza nella vita, si è costituita in potere, ed è nato il Comunistan, il regno dei Furbi al potere, dove i sindaci e gli assessori, mangiano pane e volpe. Se in questo paese la furbizia come atteggiamento rispetto alla vita e agli altri ha una storia antica, la furbizia come categoria politica e post-ideologica è esplosa nell’ultimo ventennio. Da lì è emerso il prototipo del politico (!!!) guardiese furbo per antonomasia, l’arrampicatore veloce sui gradini del potere, che fa le scarpe a tutti mentre li tranquillizza, l’intortatore da social, colui che sostituisce ogni altra categoria politica con l’occupazione astuta dei posti chiave e usa la parola per nascondere il pensiero. Oggi la furbizia è il tratto comune distintivo di chi a Guardia ci amministra. Pensiamo soltanto che sulla mozione di furbizia regge l’alleanza comunale. La furbizia è la qualità principale per guidare il Comune: solo la furbizia può spiegare il continuo sbucare dal nulla ogni quinquennio sempre gli stessi protagonisti, il loro trasformismo senza scrupoli, la loro capacità di galleggiare in ogni stagione, per mantenersi il potere e le relative poltrone. La furbizia è il tratto distintivo della corte dei miracoli guardiese, l’attuale sistema politico di questo paese, il vero sistema di reclutamento e di scalata al potere. Solo i furbetti del quartierino vanno al potere, e non solo politico. Tanti a Guardia ad esempio scherzano sull’inconsistenza dell’azione amministrativa, la sua assenza e le sue omissioni, ma chi la compone è tutto meno che un tonto. Certo stupidi lo siamo un po’ tutti, seppure in gradi diversi. Chi di passaggio, chi in prevalenza, chi in permanenza. Si tratta solo di stabilire la modica quantità e la brevità della sosta. Sono furbi, certo, i tanti panzaiuoli, scappati di casa, ma tutti furbamente accasati. Nei loro curriculum vacanti, solo la furbizia può spiegare i posti che occupano. Parafrasando Flaiano (o era Machiavelli), le loro carriere folgoranti si possono spiegare per metà con la fortuna e per metà con la furbizia. La furbizia e la fortuna sono i glutei su cui sono seduti in tutti questi anni…

Tutto normale, si dirà, succede ovunque in Italia. Se non fosse che il paradosso è che la furbizia a Guardia spesso si identifica con la stupidità. Bisogna dunque aggiornare l’antropologia del guardiese quando si parla di furbizia e stupidità. Un tempo lo stupido era tradizionalmente l’ingenuo, lo sciocco, che ride facilmente (risus abundat in ore stultorum). Stupido era considerato il contadino sprovveduto, e già il suo modo di vestire, il suo sguardo, denotavano la sua “ingenuità”. Gli stupidi erano considerati la maggioranza. L’istruzione di massa, poi, il progresso scientifico e tecnologico degli ultimi anni non hanno cancellato, o ridotto, la stupidità; l’hanno solo modificata geneticamente e l’hanno attrezzata di strumentazioni più sofisticate. La stupidità da passiva si è fatta attiva, e dunque produce più danni. Si è fatta tecnologica, hi tech: stupidità da smartphone. E poi è andata al potere, ha inventato un suo canone e un suo lessico. Dal vecchio prototipo dello stupido – il contadino, chiuso nel suo piccolo mondo – al nuovo prototipo, “l’idiota globale” che viaggia, conosce pure le lingue, naviga nel web; ma è chiuso nel recinto ristretto del suo privato, del suo presente. Sa mettersi in contatto in tempo reale col mondo, ma non ha nulla da comunicare.

Ora, chiunque abbia vissuto la politica guardiese, appena più in profondità del divano col cellulare sulla panza e conosca cosa implichi un qualsiasi impegno in politica in fatto di accordi, pacchetti di voti, gavetta da leccaculi, promesse, favori, debiti di riconoscenza e quant’altro, sa perfettamente quanto tutti, tutti i rappresentanti che occupano una seggiola come può essere un miserabile consiglio comunale in un paesello di poche anime come Guardia, abbiano avuto a che fare con la furbizia almeno in una delle sue molteplici forme (lecite e tollerate o meno), dal sindaco all’ultimo eletto trainato a strascico. Ma la furbizia regna pure nella vita sociale ed economica, nella cultura, nel volontariato: la furbizia di prostituirsi per un favore, per un po’ d’asfalto davanti casa, per far fare carriera ai propri figli, di adeguarsi ai pregiudizi, di allinearsi alle parole d’ordine, agli ingredienti giusti del politicamente corretto. Tutti espedienti furbi. In questa comunità, purtroppo, vanno avanti i furbi e coloro che possono ricambiare la gratificazione dando vantaggio a chi li promuove. La furbizia poi è un sistema a specchio, un furbo chiama l’altro, si riproduce di furbizia in furbizia, genera una rete di reciprocità, una gara di scambio…

Il nemico insuperabile della furbizia è però la realtà. E quando a Guardia vedi gli effetti scarsi o negativi, quando noti i mancati risultati rispetto agli annunci e alle promesse, quando vedi che all’apparenza non segue alcuna sostanza, e i sindaci e gli assessori sono solo palloni gonfiati e simulatori, allora la furbizia si sgonfia. A quel punto il problema è stare attenti a non passare dal predominio di una furbizia all’altra…