Ogni tanto nei miei scritti da questo spazio lancio bordate inascoltato. Ma a furia di seminare anche da un campo arido e senza afflusso di acqua naturale, piovana o di raccolta, può nascere nuova vita. Un pezzo di erba, un piccolo ramo, un fiore, una pianta, addirittura una vite. Magari con l’aiuto di altri o di semplici uccelli che trasportano si può ottenere un campo di nuove idee che qualcuno potrà mettere in pratica. Solo filosofia? No, speranza che, se vogliamo lasciare un futuro a questo paese, deve essere l’ultima ad abbandonarci. In questa ottica sono contento che tutte le cose di cui parlo da tempo (e ne parlo oggi) si stiano per avverare. Credo che Guardia, lo dico con la massima chiarezza possibile, sia un paese irredimibile dai suoi vizi più profondi. Siamo un paese con una coscienza civica talmente bassa che non si intravedono, in questo momento, e neppure con questa generazione, significative linee di resistenza a questo tendenziale degrado. A cominciare dalla sua classe politica, la cui stupidità è come il pozzo di San Patrizio. Roba che tuttavia va avanti da parecchi lustri, e che evidentemente non intende fermarsi. Anzi. Qualsiasi cosa se ne racconti sui social e sui dépliant, nei dibattiti da bar, nei salotti, Guardia, questa terra di “amore e odio”, non è un’isola felice. Contiene, moltiplicandoli per dieci, i vizi e i peccati similari ad altre realtà della penisola, soprattutto del Mezzogiorno. Vi somiglia come una goccia d’acqua soprattutto da quando la mano pubblica – oggi più di ieri del tutto assente – ha disegnato forme di insoddisfazione nella società guardiese così perverse da rendere endemica l’ignoranza, l’arroganza e quella compiaciuta deficienza di chi è convinto d’esser furbo se prova a fottere il prossimo. Furbo non per meriti propri, sia chiaro, quanto per le incapacità altrui, in primis della classe politica. Un paese che ha quello che si merita, direbbero in molti, ovvietà che ho ribadito fin troppe volte. E non parlo solo della politica e dei politici che la governano, per i quali il concetto è del tutto ovvio visto che a votarli siamo stati noi, ma di quello che succede, di come viene raccontato. Di quest’aia dove starnazziamo giulivi, insomma. E anche quando si assiste a successi imprenditoriali ragguardevoli di qualche concittadino a Guardia o da altre parti il più delle volte i relativi protagonisti sono emanazioni e diramazioni dei cenacoli politici.

Un paese irredimibile gestito dalla Stupidità. Senza omettere l’ossessione della visibilità, l’egocentrismo di chi consegue il potere che così completa la deturpazione del quadro, fino a renderlo più osceno di una pellicola pornografica. Ma, dicevamo, è vero, Guardia somiglia ad altre realtà dello Stivale. Tanto che a volte riesce persino difficile distinguerle, tanto simili e condivisi (tra loro) sono i sistemi di selezione, cooptazione e decisione. Ovviamente, in questa sorta di terra di mezzo, anche a Guardia prolifera la furbizia, le case abusive, gli allacci abusivi, le strade abusive, la vita abusiva, tutto abusivo. Nel manicomio Guardia la bassa politica, affollata di professionisti e mestieranti e di politici di occasione, nella convinzione che i soldi degli altri (cioè nostri) siano sempre più inesauribili, per almeno vent’anni hanno trovato posto scappati di casa, voltagabbana e traditori di ogni causa. Tre anni fa, ad esempio, con l’arrivo del “cambiamento” e dei suoi prodigiosi dottori e pazienti appena lasciati liberi di scorrazzare, il manicomio Guardia ha completato il suo personale e offerto ai guardiesi un ricco programma per singoli e famiglie. Con il “cambiamento” è venuta a galla la Stupidità. È emersa in tutta la sua drammaticità l’incompetenza. Abbiamo visto, per la proprietà transitiva, che un sindaco si sceglie quelli che gli somigliano, meglio se un filino più stupidi, e che comunque sa di poter manovrare a piacimento. Quindi ipotizzando che sia un intrallazzatore seriale con scarsa attitudine all’uso dell’onestà intellettuale, anche i collaboratori e i sostenitori dovranno avere gli stessi requisiti. Ed ecco allora spuntare, ad esempio, il danaroso dottore esperto di diritto (e rovescio), con la sua mantellina da leguleio, che sorride al gentile pubblico mostrando i piedi abbronzati dal monitor dello smartphone. Il leguleio trasformista che in pochi anni è passato, a gentile richiesta, da rivoluzionario, da democristiano, da destrorso, da salviniano, da pulecenella. Poi c’è il questuante (di offerte e di voti) che gira con la ruspa d’ordinanza, appena uscita dal lavaggio, che passa col santino tra la gente dei bar a raccogliere le offerte “al vostro buon cuore” per i pezzi di bravura del suo mentore il noto agro-manager paesano. Manca purtroppo a far pendant con lui la contorsionista azzurra addetta alle pubbliche relazioni, capace di numeri incredibili, come i cotillons a base di mimose, ma non è detta l’ultima… Vi risparmio il Ceppalonico, il Dott. Ing., lo Sportivo…

Ecco, fatta la premessa, generica e più volte ribadita, questa roba qui, questo manicomio, rappresenterebbe la Guardia seria, istituzionale, accreditata persino nelle alte sfere, che dovrebbe salvarci da probabili figuracce la prossima estate, quando saremo invasi da migliaia di pazienti. Gente che non è altro che l’incrocio tra l’arrivismo della società civile guardiese e la protervia della politica. E non saranno gli ultimi della serie, dal momento che il sistema guardiese è super-inquinato. Il manicomio Guardia si può pure riformare, ma chi riforma i cervelli, sempre più orientati alla Stupidità? Alieni, invadeteci!