Guardia Sanframondi: il paese dei furbi

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Benvenuti nel Furbistan, il paese che in una precedente vita si chiamava Guardia. La furbizia è sempre stata diffusa tra i guardiesi. Ne parlava già De Blasio tanti anni fa, dividendo i guardiesi in furbi e fessi. Ma negli ultimi tempi la furbizia è passata da espediente per tirare a campare e vizio antropologico a requisito chiave dei politici nostrani o pseudo tali. La furbizia è il vero metodo di selezione e di consenso, di comunicazione e di manipolazione della Guardia odierna; è la “virtù” primaria per mantenersi a galla in ogni caso e cavalcare ogni circostanza, disgrazie incluse, volgendole a proprio favore personale. La furbizia è il riassunto cinico del decennio appena trascorso e il viatico scoraggiante per gli anni a venire: il raggiro continuo, le recite false del teatrino paesano, la parata grottesca allestita sui social. La furbizia, un tempo tecnica di sopravvivenza nella vita, oggi si è costituita in potere, ed è nato il Furbistan, il regno dei Furbi, dove i politici o presunti tali, mangiano pane e volpe. Se la furbizia come atteggiamento rispetto alla vita e agli altri ha in questa comunità una storia antica, la furbizia come categoria politica e post-ideologica è esplosa con l’avvento di Floriano. È stato lui il prototipo del furbo per antonomasia, l’arrampicatore veloce sui gradini del potere, che fa le scarpe a tutti mentre li tranquillizza, colui che sostituisce ogni altra categoria politica con l’occupazione astuta dei posti chiave e usa la parola per nascondere il pensiero. Ma oggi la furbizia è il tratto comune distintivo di chi è subentrato al suo posto. Sulla mozione di furbizia regge il patto elettorale di settembre: un patto furbo solo per cercare di durare al potere. La furbizia oggi è la qualità principale dei “Bimbi di Floriano”: individui in feroce competizione fra loro, sempre alla ricerca del potere con cui potersi stordire di edonismo, in modo da poter far finta di non accorgersi dell’implacabile imbruttimento di questa comunità. Solo la furbizia può spiegare il loro sbucare dal nulla, il loro trasformismo senza scrupoli, la loro capacità di galleggiare in stagioni così diverse. La furbizia e la fortuna sono i glutei su cui sono seduti. La furbizia regna pure nella cultura, nella vita socio-economica della comunità: non esiste il bene pubblico, proprietà privata, “quello che è mio è mio e quello che è tuo è mio”; la furbizia di prostituirsi per una benevolenza, di adeguarsi ai pregiudizi, di allinearsi alle parole d’ordine, agli ingredienti giusti del potente di turno. Si premia il criterio della furbizia, non della qualità. Vanno avanti i furbi e coloro che possono ricambiare la gratificazione dando vantaggio a chi li promuove. La furbizia è un sistema a specchio, un furbo chiama l’altro, si riproduce di furbizia in furbizia, genera una rete di reciprocità, una gara di scambio…

La furbizia è il surrogato disonesto dell’intelligenza, che invece manca nel nostro paese. O è sommersa, disconosciuta o disattivata, a tratti proibita. In ogni campo, in ogni settore, la capacità e l’intelligenza, la competenza e l’affidabilità sono state sostituite da questo formidabile passe-partout. L’intelligenza capisce, collega, ha visione, ha strategia, va in profondità, rapporta i mezzi ai fini, va oltre il puro espediente di superficie per ottenere un risultato personale o apparente; l’intelligente cerca la soluzione per il bene comune, il furbo invece la trovata. L’intelligenza mira a una meta, il furbo galleggia e sceneggia. Il nemico insuperabile della furbizia è però la realtà. Quando poi vedi gli effetti scarsi o negativi, quando noti i mancati risultati rispetto agli annunci e alle promesse, quando vedi che all’apparenza non segue alcuna sostanza, e coloro chiamati ad  amministrare la comunità sono solo palloni gonfiati e simulatori, allora la furbizia si sgonfia. A quel punto il problema è stare attenti a non passare dal predominio di una furbizia all’altra…

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