Bentornati sulla terra telesina

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Rimasti senza eventi enoici per rincuorarsi e ingozzarsi. Non avendo più nulla da dire sulle “bellezze” dei propri fortini. Continuando a collezionare pessime figure nella gestione e sui mille problemi dell’emergenza coronavirus all’interno dei territori che amministrano, i sindaci della valle telesina (e non solo) in questi giorni hanno ripescato dalla soffitta dei loro argomenti buoni per tutte le stagioni, l’ex Presidio ”Maria delle Grazie” di Cerreto Sannita. Tutti, da destra e da sinistra, i soliti noti della politica locale che nel corso degli anni hanno sottovalutato colpevolmente soprattutto la disastrosa situazione sanitaria del nostro territorio, a ripetere in coro che il pessimo, impresentabile, inanimato ex presidio ospedaliero era una catastrofe e quindi nel 2011 andava chiuso. E il toccasana non poteva che essere rappresentato dal nuovo complesso ospedaliero, ergo, cioè il Presidio di Sant’Agata dei Goti. Ora, al tempo del coronavirus, i sindaci confessano serafici, praticamente a una sola voce, che deve essere riaperto perché il territorio non è in grado di affrontare l’emergenza in quanto i due o tre ospedali del territorio hanno pochissimi posti di terapia intensiva. Che poi erano cose già note. E a chi lo dicono, a noi? E lo dicono prendendo in mano lo smartphone per twittare che non abbasseranno la guardia? Ma quale guardia? Quella di chi, al di là delle classiche operazioni di facciata, tipo incatenarsi ai cancelli o consegnare la fascia tricolore, non ha mosso un dito per impedire la chiusura del presidio ospedaliero? Oppure le conseguenziali scelte ed errori che nel nostro territorio hanno contribuito ad indebolire le già fragili strutture pubbliche per spianare la strada ai privati “convenzionati”, che poi privati non sono perché i soldi che intascano sono i nostri? Detto ciò, non ho la voglia né i mezzi per lanciare accuse a chicchessia. L’emergenza è sotto gli occhi di tutti. Ed è chiaro a tutti che l’emergenza deriva dal sovraccarico degli ospedali, perché il contagio da virus è più rapido e diffuso, cioè colpisce più persone insieme; e chi finisce in rianimazione ci resta almeno tre settimane prima di guarire o di morire. Quello che trovo più fastidioso però in tutta questa ipocrisia, e fa vacillare, sono le prese di posizione, i commenti di questi giorni angosciosi che si materializzano dinanzi a petizioni, gruppi social creati ad hoc, titoli sulla stampa locale a dir poco contraddittori, del tipo “riapriamo l’ospedale di Cerreto Sannita” di satrapi e mitomani che parlano senza sapere di cosa parlano. E ieri, in aggiunta, ho addirittura rischiato la labirintite quando ho letto l’appello del sindaco Panza: “Nelle terre del Prosecco di Valdobbiadene gli ospedali chiusi riaprono. Nelle terre della Falanghina gli ospedali chiusi per ottusità devono ritornare al servizio delle nostra comunità.” E, all’improvviso, ho visto la luce. E la memoria è migrata all’istante al lontano 2011. Quando, il sindaco di Guardia, Panza, unitamente ad altri colleghi della valle telesina e tutto l’ambaradan di deputati e consiglieri regionali al seguito, interrogati sulle ragioni di tanto granitico accanimento sanitario nei confronti della popolazione telesina, lorsignori, occhi al cielo, bocche storte, braccia allargate, facevano soltanto le faccette malmostose e alzavano opportune cortine fumogene. Evidentemente oggi come allora il problema per loro non è la qualità della vita dei loro amministrati, non è il trasporto locale, le strade disastrate e disagevoli, il fatto che da queste parti pare nessuno possa più permettersi un infartino, un cancretto, una polmonituccia, un incidentello stradale (cit.), cose così, ma che si muoia solo per coronavirus. Per carità, non è necessario dare ragione a chi nel lontano 2011 aveva visto giusto e si opponeva con tutte le forze alla chiusura dell’ospedale di Cerreto, al contrario di chi oggi con la lingua in fiamme appoggia e apprezza le parole della politica di cui sopra e quelli che non apprezzano ma sono costretti: sarebbe troppo. Ma un pizzico di sana autocritica da parte loro, sarebbe il minimo. E magari frenare le lingue e le tastiere per non esagerare.

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