Guardiavirus

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Che lezione possiamo trarre dalla vicenda del ragazzo venuto a contatto con il coronavirus e dalle ricadute che sta avendo Guardia? Non dico lezione sanitaria, non so nulla di profilassi e non dirò dell’amministrazione Panza e del suo annaspare fra pressapochismo, delibere a dir poco irragionevoli e fantasiose e tragicomici momenti di comunicazione, del putiferio creato dal “caso”  Guardia con le comunità vicine. Lasciamo al momento la questione sospesa nei cieli guardiesi e torniamo a terra, ripartendo dalla lezione umana, civile, morale, in senso lato psicologica. Anche se per la comunità guardiese sarà difficile digerire il boccone coronavirus e sarà ancor più difficile farlo quando il tempo della malattia non sarà passato, la prima lezione è che dobbiamo toglierci tutti la mascherina degli schemini ideologici e entrare nell’ottica che tutti dobbiamo fare il meglio, nonostante i balletti della politica, i consigli sul comportamento da tenere, il rispetto delle dieci regole e le delibere restrittive di sindaci in cerca di visibilità che sicuramente non significano risolvere, ma solo mitigare l’impatto, contenere, sigillare e nel contempo… fermare la macchina produttiva di una comunità. Certo non aiuta che su questo fronte i primati del nostro territorio sono sempre più negativi sia che si parli di sanità che di disservizi. Ospedali di riferimento chiusi o fuori uso, reparti di terapia intensiva inesistenti, mancanza di strutture e personale sanitario. Che possiamo trarre da questa situazione nuova, grave e per certi aspetti angosciante? Di fronte alla realtà e alle sue possibili repliche, spesso impreviste, in una società senza confini, senza blocchi e filtri, sicuramente non funzionano le cantilene sulla fatalità. È un raccontino falso, nocivo, e lo sarebbe anche il discorso opposto, alzare muri, chiuderci in paesi-fortezza e così via. Dobbiamo essere semplicemente duttili; capire che il virus noto per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi, non è la manna del cielo per questa comunità e per il nostro Paese né la maledizione divina in terra, ma è un processo che diventa pericoloso se va fuori controllo in una specie d’imperativo assoluto dentro il quale ci muoviamo inermi. Prevenire, quindi, fare attenzione, evitare; ma poi rimettersi alla sorte sovrana e alla nostra imperfezione. E per chi crede, alla Provvidenza. La scienza sta combattendo col coronavirus. Noi dobbiamo batterci per mitigare gli effetti di un altro virus: contenere noi stessi, tentare di non scivolare mai nell’isteria. Se c’è un modo oggi per seminare panico è chiudere le scuole, i luoghi di ritrovo, stilare ordinanze demenziali, è ripetere ogni giorno di non farsi prendere dal panico; perché il messaggio arriva capovolto. Così come non vivremo meglio se grideremo “dagli all’untore”. Accontentiamoci di uscire fuori alla svelta da questa brutta situazione e facciamo solo ciò che serve per uscirne.

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