Tutto ha un inizio, una durata e una fine

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“Lo stiamo perdendo”, dice l’anestesista-rianimatore nel mentre tenta di rianimare un soggetto talmente morto da essere stato sconfitto persino nelle sue cittadelle clientelari. “Nessuna speranza”, sentenzia il chirurgo. Il Pd è morto. È morto di presunzione, fuffa e finta accoglienza. E a nulla serve l’accanimento terapeutico di tv e giornali, opinionisti, intellettuali per modo di dire, nel far pensare che un soggetto politico morto come il Pd sia in realtà ancora vivo, seppure malconcio, e che ora si ritrova con niente in mano e con una grande incertezza dopo l’esperienza col bulletto di Rignano. Il Pd è morto perché ha perso i suoi ideali. Non ha più identità. Non ha più un popolo di riferimento. Non ha saputo interpretare il cambiamento del mondo, ha perso di vista il suo popolo e ha bollato come populista ogni rivendicazione delle masse. Ha perso i suoi elettori, le sue basi culturali. Il Pd è morto perché nonostante tutto si considera “migliore”. Talmente “migliore” che ha perso tutti i fortini “rossi” inespugnabili che domenica sono caduti in un sol colpo, a conclusione di un 2018 che segna una disfatta epocale per tutta la sinistra italiana. Perde anche Siena. Nonostante tutto quello che hanno fatto per quella banca. Il Pd è morto perché ha fatto dell’Italia un talk-show unico e uguale dappertutto in tutte le reti come se la volontà popolare fosse quella dei vip all’ora dell’aperitivo, e sempre in area ztl; come se il progetto politico fosse davvero quello delle tante Leopolde, le passarelle cui si piegavano pezzi interi dell’establishment, cantanti, attori, pensatori poi, buoni solo a farsi accreditare dai mandarini del Giglio Magico. È morto perché si è identificato nell’élite (élite ben pasciute ed idealistiche) e nei potentati. S’è sfasciato sotto i colpi della realtà arrivata dalla periferia. Che cosa aveva da offrire il Pd? Insomma non bisognava essere filosofi per capire che la mancanza di lavoro rende infelici, che la paura di vivere in un posto rende infelici. Non è solo questione di degrado e ricchezza. Prima i quartieri periferici non erano dei salotti, ma chi ci viveva era felice. Oggi stravince chi promette qualità della vita, rispetto a coloro che assicurano qualità dei conti. Il Pd non ha avuto il coraggio di occuparsi della vita, mentre le vite delle persone c’erano e ci saranno anche in futuro, con i loro pregi, difetti, umori, emozioni, sogni, con le loro lacrime, gli sforzi, i dolori e le gioie. (Nei giorni scorsi nell’ennesima comparsata in tv la Morani ci parlava di quella volta che le si spezzò un’unghia appena smaltata). Si è rifugiato nei quartieri alti e quel popolo laggiù, sempre più lontano, è passato da un’altra parte. Ogni volta che emergeva una difficoltà, rispondeva alle domande del popolo sciorinando i dati del Pil, che sale, che va bene. Non dovevano lamentarsi, insomma. Ha perso perché quel popolo chiedeva pane e il Pd offriva la brioche della vacuità… un popolo in difficoltà che non ne può più di belle parole. Così la rabbia dell’uomo dinanzi al televisore, col boccone in bocca, ha continuato ad aumentare al punto che alla fine egli è stato disposto a votare anche per il diavolo, pur di mandare tutti “affanculo”. Il Pd è morto perché ha ignorato o manipolato la domanda di moralizzazione del sistema politico. È morto perché ha perpetuato una soffocante “dittatura della mediocrità” premessa di ogni corruzione. Certo, nonostante tutto ciò, resta l’occupazione del potere, ha ancora le associazioni di riferimento, gli intellettuali di riferimento, c’è il territorio, governa le città, amministra carriere e appalti, una rete di rapporti consolidata, relazioni e dipendenze per cui o sei dentro il cerchio o non batti chiodo, o sei dentro il partito o niente; enti di prima e seconda elezione, aziende municipalizzate, e aziende per l’assistenza, cooperative (che si accordano sulla partecipazione alle gare d’appalto facendo “cartello” per non disturbarsi l’un l’altra e per tenere alti i prezzi. Trasgressioni che sono sempre “a regola d’arte”); asili e ospedali, consulenze e trattative private di ogni genere. Opere pubbliche che diventano sovente delle “operette” da teatro di varietà. Ma con i risultati del ballottaggio ultimo delle amministrative, il Pd si aggiudica anche un inequivocabile risultato: il niente concluso nel beato nulla. E tutti quelli che pensavano di fare col Pd l’esatta fusione dei due grandi partiti popolari – ovvero la Dc dei guelfi bianchi e il Pci dei guelfi rossi – devono resettare tutti i buoni propositi e riconoscersi nel capolavoro messo in atto da Matteo Renzi. “Nessuna speranza”, le ultime parole del chirurgo.

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