La guerra di trincea dell’informazione

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Oggi, in Italia l’unica opposizione tangibile, l’unica coalizione che ha fatto immantinente quadrato contro il governo… è l’informazione. È l’interconnessione e la profonda affinità ideologica della quasi totalità della stampa, dei tg, degli opinionisti, degli editorialisti, dei maestri dell’etica pubblica, dei cattedratici della morale, quelli che non toccano mai le corde sensibili del Paese ma sono sempre in prima fila per prendersi gli applausi, che si dannano quotidianamente per riaffermare il monismo di fondo del pensiero. Superando in zelo militante persino i pusillanimi e scatenati soldatini residuali del renzismo. Cionondimeno, guardando i loro programmi a volume spento, sarebbe sufficiente osservare le smorfie e gli abiti, per immaginare il tenore delle loro idee. Opinionisti apodittici (di politica, calcio, reality anche tutto contemporaneamente) e intellettuali de noantri che hanno bisogno di like e clic per alimentare il proprio ego. Dagli ultimi sondaggi risulta che la coalizione di governo raccolga oltre il 60% dei consensi, ma seguendo i tg, i talk-show, leggendo i giornaloni, pare che al governo abbiamo una dittatura (sarebbe ora di metterci mano!). Un fuoco di fila così fitto dell’informazione e dei media nei confronti di un esecutivo appena nato che non si vedeva dai tempi del berlusconismo. Una guerra di trincea. Una strategia del logoramento. Che sembra essere la fanteria da prima linea e prima serata di una concezione del mondo propria di un’epoca storica sconfitta il cui unico motto è: resistere, resistere, resistere e… sopravvivere. Una guerra di trincea fatta di monotoni comportamenti di chi ritiene indiscutibili le proprie opinioni: giornalisti apertamente schierati, che ritengono che il proprio giornale sia il più libero e il più obiettivo. Sono gli intoccabili, i tanti robertisaviani, la claque de la Repubblica e del Fazio’s clan (cfr. Veneziani), i moderatori-insinuatori/istigatori da talk-show, i vari Formigli, Floris, Gruber, Merlino, ecc… (a seconda della cifra stilistica: Floris insinua, Formigli istiga, Merlino fomenta, ecc…). Sono i loro ospiti, fintamente super partes e grossolanamente partigiani. E l’umore stantio che ne fuoriesce è quello della conventicola di affiliati. È il loro gigioneggiare negli studi televisivi, intellettualmente permaloso. Quel modo di essere retorici nel loro agire così sprezzante. Quel loro insultare così tutta quella parte d’Italia che non la pensa come loro. Risibile rampogna se fatta da chi dipinge esplicitamente – non si capisce bene da quale atelier di via Montenapoleone – quel 60% (la maggioranza) di italiani come analfabeta funzionale. Che tuttavia oggi temono, e forse ne hanno panico. Per cui si cercano, si difendono l’un l’altro e tutti insieme corrono a nascondersi dietro la sottana del Potere. Arnesi di quel Potere, neppure più tanto occulto e soverchiante, che in questi anni ha ritenuto necessario mettere in scena una declamatoria mimesi di carità laicista servendosi di suggestioni proletarie e umanitarie, al fine di proseguire il saccheggio senza venir disturbato da un’eventuale presa di coscienza dei più, che sono sempre di più. Ma come hanno inoppugnabilmente certificato gli ultimi rivolgimenti domestici e internazionali questa strategia di logoramento sta logorando chi se ne serve: perché il “populista” sente, annusa questa “razza” di propaganda e inizia a schifarla. Perché i narcisistici eloqui di queste vergini violate, di queste icone farlocche non impressionano più nessuno, forse nemmeno più i conduttori amici che si ostinano a invitare in televisione declinanti personaggi chiamati a esternare opinioni di conclamata irrilevanza. Dopo anni di spocchia, dopo anni di ipse dixit, adesso sentire gente che esprime altre idee che non siano le loro li irrita… E non accettano che il posto del bulletto fiorentino ora è occupato da un signore che di fiorentino ha solo la cattedra. Ah!, i bei tempi in cui Renzi le diceva tutte giuste e approvate dai media, e poi non faceva nulla. E come esprimono irritazione? Non in maniera pacata ma paventando razzismo fascismo emergenza democratica, e vomitando odio. E la cosa non mi piace affatto.

6 comments on “La guerra di trincea dell’informazione”

  1. Basta sintonizzarsi sulla sette e in particolare sul programma della gruber 8 e mezzo e vedrà schierati a favore dell’attuale governo di contratto i tre legionari dei giornalisti del fatto quotidiano (Travaglio – Scanzi – Padellaro) chi con una dichiarata simpatia per i grillini (il pretoriano travaglio) chi invece con una palese reticenza a rispondere alle domande sui fascioleghisti alleati dei grillini (i compagni de sinistra padellaro e scanzi).

  2. Michele caro, vediamo se sei cosi’ bravo a trovare altri tre giornalisti favorevoli al governo attuale solo altri tre. Auguri per la ricerca. Poi conta quelli contrari e mi mandi il libro a casa. Ok?

  3. caro Thomas me ne chiedi solo altri tre e io sarò così generoso da aggiungerne 2 in più di quanto me ne chiedi: Feltri, Giuli e senaldi di libero (sic), belpietro e borgonovo della verità (sic) che infestano quotidianamente con il loro razzismo a go-go tutti i programmi televisivi di approfondimento politico; per il libro vuoi l’ebook o il cartaceo?

    1. Che bello essere imparziali vero Michele?..è difficile togliersi le fette di prosciutto davanti agli occhi…continua così che la prossima volta tu e i tuoi amici pidioti avrete lo zero virgola.

  4. No per far polemica! Premetto che sono d’accordissimo con quello che scrivi ma se, potreste usare delle parole più semplici senza scribbachinare come un intelletuale forse, riuscirebbero a capirti anche, tanta gente semplice. Grazie:)

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