Tranquilli: il peggio l’abbiamo già passato

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Il metodo con cui è stato sparato contro questo governo ancora non nato, checché se ne dica, fa dell’agibilità democratica nel nostro Paese un problema ben più grave del curriculum (ampiamente deriso!) del presidente incaricato fosse anche interamente inventato (e in questo caso non lo è). Una tecnica ampiamente usata in tutti i tempi e in tutti gli ambienti quando manca il materiale per una contrapposizione credibile o la capacità di trovare argomenti. Un tale bombardamento mediatico, un killeraggio mediatico per colpire una persona appena incaricata di formare un nuovo governo non si è mai visto. Siamo al terrorismo mediatico. Siamo all’ipocrisia giornalistica. La tecnica è sempre la stessa. Non c’è la notizia. La si crea. Una recita permanente. Una messa in scena. Una finta. I media non raccontano la notizia, la creano. Tutto il resto è finzione. Questo hanno creato. E come se non bastasse oggi la stampa tedesca si occupa, con toni allarmati, di Paolo Savona, l’uomo “che odia la Germania”, per cui si stanno battendo Lega e 5 Stelle, nell’intento di nominarlo prossimo ministro delle Finanze. I principali giornali parlano di lui. “L’Italia vuole un nemico della Germania al governo”, scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung. “Giornali e politici tedeschi insultano: italiani mendicanti, fannulloni, evasori fiscali, scrocconi e ingrati. E noi dovremmo scegliere un ministro dell’Economia che vada bene a loro? No, grazie! #primagliitaliani“, ha prontamente replicato su Twitter Matteo Salvini. L’inquilino del Quirinale poi fa il portavoce e il mezzano di altri poteri, pretendendo di stabilire uno ad uno chi siano i ministri. Lo si può immaginare benissimo con quello sguardo paraplegico che telefona a Juncker, alla Merkel a Draghi: ”Vi sta bene questo premier? Può andare questo ministro?”. Questa storia sta diventando davvero insopportabile. L’Italia ha bisogno di un governo e non di sabotaggi istituzionali. D’accordo. L’alleanza fra M5S e Lega non è naturale: si sono scontrati in tutta la campagna elettorale. Vero. Tuttavia è fuor di dubbio che sono stati gli italiani a votarli. E poi ricordiamoci gli ultimi venti anni, tutti i campioni che sono sfilati a palazzo Chigi e dintorni, il fallimento di ogni programma presentato, l’Italia che di anno in anno è andata indietro, fino agli ultimi posti nella Ue raggiunto nelle ultime settimane. E chiediamoci: c’è davvero il rischio di fare peggio? È matematicamente impossibile… Qualcuno si ricorda dell’espertissimo Mario Monti e della sua superministra, la tecnica Elsa Fornero, quella che ha fatto più errori tecnici con la sua riforma delle pensioni (gli esodati) di qualsiasi studentello alle prime armi? Davvero si può pensare di fare peggio di loro? O di Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni, che durarono solo otto mesi passando alla storia per i voltagabbana del centrodestra e per un paio di provvedimenti pensati solo per le banche e che per altro si sono rivelati inutili, visto che subito dopo sono scoppiate le crisi di Mps, delle popolari e delle venete? Che dire poi delle ricette miracolose di Matteo Renzi e della esperta di banche Maria Elena Boschi? E andando indietro con l’orologio della storia? Si va ai due protagonisti della prima parte del ventennio della seconda Repubblica: Romano Prodi, l’uomo dalle cento tasse con i suoi vari Vincenzo Visco, dracula del fisco. O a Silvio Berlusconi… Anche a quell’epoca le promesse erano elettrizzanti, e i timori sui conti pubblici altissimi. E allora? Allora siamo seri: il peggio l’abbiamo già passato.

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