Siamo tornati al punto di partenza

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Siamo tornati al punto di partenza. Immersi nella melma che difficilmente ci consentirà di far ripartire questo Paese. “Se siamo in democrazia, bisogna ridare la parola agli elettori”, si va ripetendo da ore. Ma quale democrazia è la nostra? È una farsa, una presa per i fondelli! E poi, che cosa risolveranno nuove elezioni? Se non si tiene conto della volontà del popolo? Se alla fine si troverà qualche altro stratagemma per impedire qualsivoglia cambiamento! Smettiamola allora di stupirci vicendevolmente. Lo sappiamo benissimo come stanno le cose. Con l’odierna situazione geopolitica in cui ci troviamo invischiati, assoggettati al “Mercato”, allo Spread, all’unione di banche che ci ostiniamo a chiamare “Unione Europea”, cosa succederebbe oggi se una qualsiasi nazione decidesse di uscire dalle regole di questo “clan”? Verrebbero inviati i carri armati per ripristinare il controllo sulla popolazione assoggettata? Certo che no! Oggigiorno c’è un esercito molto più potente, silenzioso e invisibile che può riportare lo stesso al silenzio e alla repressione chiunque osi ribellarsi a cotanto ordine prestabilito: la finanza. Semplici cifre su computer e capitali immensi nella mani di pochissimi individui che possono decidere chi oggi vive e chi oggi invece muore con un semplice click di un mouse. Banali decisioni prese da una ristrettissima cerchia che riducono alla fame o alla mera sopravvivenza intere popolazioni (vedi la Grecia o il nostro “magico” impennarsi dello spread nel 2012, per mettere a legiferare chi si vuole dove si vuole, con buona pace della volontà sovrana e della sbandierata democrazia). Detto ciò, se Mattarella ha fatto bene o male, se potesse mettere il veto su un Ministro, interessa poco, non conta, visto che è un giudizio soggettivo. Resta il fatto che il Capo dello Stato non si è posto, nel corso di questa crisi, come il presidente di tutti gli italiani, ma solo di una parte di loro, e precisamente di quella che ha perso le elezioni. Insomma, non è più neutrale, ma fa politica; e questo nella Costituzione non sta scritto da nessuna parte. Ha cominciato a far politica nei giorni successivi al 4 marzo, ha continuato nelle settimane successive, quando innumerevoli “voci dal Colle”, sussurrate a giornalisti compiacenti, ci tenevano quotidianamente informati sull’insofferenza, se non il disprezzo, di Mattarella verso chi le elezioni le aveva vinte (e, di riflesso, verso chi li aveva votati). Ha raggiunto il culmine ieri sera, quando è stato fatto saltare un governo sostenuto dalla maggioranza del Parlamento ed è stato immediatamente tirato fuori dal cassetto un nome che, per gli orientamenti da lui più volte manifestati, rappresenta una linea di politica economica assolutamente opposta: quella, precisamente, che è stata sconfitta il 4 di marzo. Che adesso avrà tutto il tempo di riorganizzarsi, prendere tempo e chissà… magari anche “taroccare” le prossime elezioni… Elezioni che saranno anche un referendum implicito sui nostri rapporti con l’Europa (paradossalmente il voto potrebbe certificare esattamente quello che Mattarella ha tentato di evitare). Fortuna per noi che questa crisi politica stia lasciando il Paese ancor più allo sbando proprio all’inizio della bella stagione…

1 comments on “Siamo tornati al punto di partenza”

  1. Bisogna andare a votare, perchè se aumenta l’astensione ne gioverà solo PD e FI, che sono l’elettorato che non vuole nessun cambiamento e che è d’accordo col pdr.
    Entro il 2022 il parlamento dovrà eleggere un nuovo capo dello Stato, quindi è importante che la maggioranza parlamentare sia saldamente giallo-verde, altrimenti lo sceglieranno nuovamente PD e FI.
    Una diminuzione dei voti giallo-verdi verrebbe fatta passare per “il popolo sta col pdr”, l’esatto contrario di ciò che pensa chi ha deciso di non votare dopo il fatto vergognoso accaduto 2 gg fa.

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