Vi vogliono uniti? Unitevi!

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Le elezioni si sono tenute il 4 marzo e dieci giorni dopo ancora non si sa chi sono gli eletti: la solita amara Italia di Giuseppe Prezzolini, quella del “Da noi non c’è nulla di più definitivo del provvisorio e nulla di più provvisorio del definitivo”. Sono state fatte in questi giorni molte riflessioni non solo sull’esito clamoroso (ma non sorprendente) della vittoria del M5S e sui motivi di questo successo. Altre ipotesi (anche strampalate) si stanno ora rincorrendo nel tentativo di illustrare gli scenari possibili visto che nessuna forza politica ha comunque i numeri sufficienti per governare il Paese. Insomma, una bolla vuota, un cerchio dove il primo che mette un piede dentro si brucia. Naturalmente tutto questo bailamme, ha un solo scopo: obbligare, nell’impossibilità di altri numeri, il M5S e la Lega ad allearsi. O a gettare la spugna e cedere, chi vorrà farlo, alle lusinghe e alle minacce dell’ennesimo governo del Presidente. Ma qui un governo ci vuole, non fosse altro per farlo cadere. Infatti tutti annuiscono, ma nessuno si fa avanti. Di Maio dice no, Renzi non ha alcuna intenzione di mollare, la sua volontà è di continuare a essere protagonista della scena politica, Salvini dice no, Berlusconi, che è fissato col Pd, a questo punto fa sapere che lui dice sì. Anche il Pd già derenzizzato, una qualunque responsabilità, sotto sotto la reclama. Mattarella ogni giorno fa un appello al dovere. Figurarsi se Mattarella non abbia in pugno la soluzione – tutta di responsabilità – e siccome le carte si danno solo al tavolo di chi sa sedere composto, finirà che si arriverà all’accordo. Il governo di tutti. E finirà che farà il governo di responsabilità con il Pd dentro, con Leu dentro, con Salvini dentro, con Berlusconi dentro e magari il M5S fuori perché mai e poi mai – chi come loro sa sedere – consentirà ai manovratori di mettersi accanto il M5S: l’antisistema. E finirà che il governo di responsabilità avrà finalmente chiara lo scopo: perpetuare il sistema. Finirà così. Un governo a perdere. Un governo senza peccato. Questo è il gioco di Renzusconi e di un rassegnato Mattarella. Ma finirà davvero così? Finirà che lemme lemme – cacchio cacchio – tutto sarà ridotto a contabilità elettoralistica, a convenienza accessoria, a piccineria del pensiero: insomma al governo del Presidente? Finirà che non si avrà altra possibilità che la responsabilità? Il solo fatto che al Quirinale ci sia qualcuno che si definisce più responsabile di tutti, la dice lunga sulla possibilità che si ritorni al voto. La gente, sosterranno, non capirebbe. Già, perché finché c’erano i signori delle clientele e delle fritture, andava tutto bene… E poi ci sono i conti, l’Iva, la manovra finanziaria, le promesse elettorali. Il governo del Presidente, insomma, già nelle prossime settimane diventerà pensiero e meta delle operose formichine Forza Italia-Pd sollecitate dalla cicala Renzusconi. E i neo eletti che non sedevano sugli scranni parlamentari la scorsa legislatura – siamo al 65,1% alla Camera e al 64,26% al Senato -, che faranno? Nel frattempo sogghignano. Meglio responsabili che fessi. La coerenza non conviene. Si sono ritrovati nel collegio buono, hanno speso denari e qualcuno si è perfino indebitato, alla fine sono sopravvissuti al voto e finalmente stanno lì belli comodi sullo scranno. No, non scherziamo. Non si tronca sul nascere una legislatura. C’è gente che ha prenotato la vacanza coast to coast: 20 giorni di viaggio da New York a San Francisco per i primi di agosto e ci rivediamo a settembre. Tutte buone ragioni per trovare uno straccio di governo. Magari con calma, magari turandosi il naso. Un governo ci vuole. Ecco, sono loro il vero esercito di Mattarella. Non è la responsabilità la chiave, ma l’interesse individuale. Lo stipendio, la diaria, i benefit. È l’egoismo dei tanti la via d’uscita al rebus post elettorale. La democrazia salvata dai responsabili. Risultato. Niente nuove elezioni. Allora, cosa deve fare il M5s? Non avere fretta. Sedersi al tavolo con la Lega. Vi vogliono uniti? Unitevi! Smussate gli estremismi. Per quei due o tre mesi che servono ad approvare la legge elettorale a doppio turno alla francese e non un giorno di più. Poi a rivotare con lo strumento che funziona così bene in Francia e nei nostri grandi comuni. Chi ha il 50% al primo turno passa e poi due settimane dopo, diventa duello. Questo potrebbe essere possibile alleandosi con il Pd – seppur derenzizzato – e con ciò che rimane della sinistra?

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