La comunicazione e la gente che non ne può più

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Il celeberrimo aforisma, “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte … e diventerà una verità”, attribuita al Ministro della propaganda nazista, Joseph Goebbels, ha indubbiamente più di un fondo di verità, ma anche un limite. Oggi, una sola parte politica, rappresenta il 20% degli italiani, ma mediaticamente occupa l’80% della comunicazione. Cronache da Istituto Luce, commenti e ritratti da vite dei santi, tg e programmi di regime in questi anni hanno cloroformizzato l’opinione pubblica per portare consensi e voti a un regime castale e molto spesso criminale che in un altro Paese sarebbe stato spazzato via in pochi mesi, e che invece in Italia ha goduto dell’elisir di vita eterna. Rovinandoci e rapinandoci col sorriso sulle labbra, mentre noi tenevamo la testa ben affondata nella sabbia. Anni in cui giornali e televisioni hanno cercato in tutti i modi di convincere le persone che i governi degli ultimi anni avevano fatto ripartire il nostro Paese, narrando di fantomatici milioni di nuovi posti di lavoro, di fantasiose riprese economiche, di inverosimili arricchimenti da parte delle famiglie, ma tutto ciò non è servito a nulla perché ormai gli italiani sono arrivati al limite massimo di sopportazione, non si tratta infatti solo di un minor benessere, ma di un vero e proprio malessere che, a questo punto, ha pervaso la nostra società. Insomma, i mezzi di informazione di massa possono far credere tante cose alle persone, anche quelle più inverosimili, ma quando entrano in gioco i bisogni primari… beh!… i bisogni primari hanno il sopravvento su tutto, per definizione. Ad una persona affamata, infatti, potete ripetere anche un miliardo di volte che è sazio, lui, però, vi risponderà sempre che, non avendo mangiato, continua ad aver fame. In altre parole non stiamo peggio di prima solo perché siamo economicamente più poveri, ma soprattutto perché, in questi ultimi anni, la qualità della nostra vita è drasticamente peggiorata, l’insoddisfazione, che ci pervade ormai da tempo, ha lasciato il posto all’inquietudine, e l’inquietudine ti divora. Un’inquietudine dovuta alla consapevolezza che lo stato di malessere che pervade la nostra società non sia un fatto solo temporaneo, la popolazione si è resa conto che in fondo alla discesa che stiamo percorrendo, a velocità sempre maggiore, non c’è una risalita, ma un burrone, ed allora è assolutamente necessario frenare prima che sia troppo tardi. Ed ecco così che gli italiani nella cabina elettorale hanno premiato chi li aveva da tempo messi in guardia nei confronti di coloro che li stavano portando in un baratro, hanno premiato chi aveva detto loro la verità, anche se era amara e cruda. Questo, però, è solo un primo passo, certamente importante, ma assolutamente non risolutivo, la strada per la “salvezza” è ancora lunga ed irta di difficoltà. Nonostante l’esito elettorale, infatti, coloro che ci stavano portando verso il disastro non hanno di certo abbandonato le loro nefaste intenzioni ed utilizzeranno ancora tutte le armi delle quali dispongono per riuscire nel loro intento. Per l’Italia si prospettano ancora tempi duri, il popolo ha dato un segnale, ma ciò che necessita al Paese, tutto o quasi da ricostruire, è una forte indicazione per un cambiamento radicale, un vero e proprio choc, un’onda d’urto che scardini i lacci che lo stanno soffocando.

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