La sfida all’OK Corral del fiorentino Fan Faròn

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Sono passati tre giorni dal voto e ci ritroviamo l’intera classe dirigente di un grande partito del primo ventennio che si ammazzano l’uno con l’altro, in una sorta di rito mistico, un suicidio di massa, che ricorda quello avvenuto alla fine degli anni settanta nella Guyana nordoccidentale, quando 909 appartenenti alla setta esoterica Tempio del popolo persero la vita, quasi tutti avvelenati con cianuro. O come quella pubblicità, quella in cui, fra un gruppo di pistoleri, ognuno punta un’arma su entrambi gli avversari. Quello a cui assistiamo è la classica reazione scomposta di una classe politica e dirigente elitaria che non vuole mollare l’osso (per la cronaca, dicono i toscani, chi ha l’osso in bocca e lo sputa è un gran bischero e loro cercheranno in tutti modi di tenerlo ben stretto), “guidata” ancora per poco da un ometto meschino e rancoroso che non accetta la sconfitta. Una sconfitta tanto pesante da rendere impossibile che resti al potere sia pure di un partito con le pezze al culo. È stato chiaro: ho perso ma mi tengo il pallone. E anziché chiedere scusa (come gli suggeriscono da più parti) per aver frantumato il “suo” partito, stretto il patto del Nazareno, indebolito lo stato sociale, aumentato la precarietà del lavoro, entrato in collisione con gli insegnanti, fatto infuriare i risparmiatori truffati dalle banche, eccetera, e dopo essere stato mollato da ben più della metà dei suoi elettori, lui si rifà al suo conterraneo Machiavelli per rimanere a galla ad ogni costo. Come? Semplice. Dando e contemporaneamente lasciando in sospeso le sue dimissioni. Facendo da ago della bilancia in tutti i possibili accordi di potere per la formazione del futuro Governo. Per un tempo sufficiente per riorganizzarsi e tentare di rimettere in moto l’Air Force One, i rapporti esclusivi con la gente che conta, ciò che, secondo lui, gli spetta di diritto (divino!). Giochi già fatti – secondo alcuni -. E “per il bene del paese” e per rifare la legge elettorale si alleerà con la Lega e FI. Un trapezista senza rete del Circo Orfei non avrebbe saputo far meglio.

Una confessione personale. Il fiorentino Fan Faròn è appena caduto e già mi manca. Ma non mancherà ai precari, ai disoccupati, alle madri e i padri di famiglia che non sanno che farsene – per esempio – dei diritti civili senza avere le sacrosante garanzie sociali. Non mancherà a quel popolo senza glamour, giammai intercettato dal giornalismo d’élite, anzi, disprezzato che ha votato M5S per ottenere, se non una soluzione immediata, uno stop al sistema. Adesso, come qualche commentatore ha lucidamente affermato, non si potrà affatto ragionare di governi e intese senza coinvolgere il Movimento Cinque Stelle. Un Movimento che si è dimostrato una strepitosa macchina di consenso, un sismografo millimetrico capace di intercettare le scosse telluriche più remote. Che sa promettere protezione a chi la vuole; sa giurare innovazione politica e sociale; sa baciare la reliquia di San Gennaro e diffondere il verbo con l’algoritmo. E chi con arroganza fino ad oggi li ha irrisi, sottovalutati, dati per finiti, chi ne ha fatto il nemico principale di campagna elettorale, dovrebbe seriamente riflettere e poi valutare se cambiare mestiere. Per tutto questo, serve però togliersi il fiorentino Fan Faròn altrimenti col cavolo che la cosa va in porto e in ogni caso, comunque, lui è già di fatto alla frutta… e gli adepti del Tempio del popolo hanno già posato la sua boccetta di cianuro sul tavolo del Nazareno.

1 comments on “La sfida all’OK Corral del fiorentino Fan Faròn”

  1. Siamo a posto.. stasera dalla Gruber, a domanda diretta se si sarebbe candidato in caso di nuove elezioni, Calenda fa capire di sì, lasciandosi scappare sorriso.
    Ecco.. questo ci mancava.. ‘Il gatto, il topo, l’elefante, non manca più nessuno, solo non si vedono i due leocorni..’

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