I deliri di Fan Faròn (e del giornalismo)

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Premesso che in molti ancora oggi si chiedono se Mentana è alimentato dalla rete elettrica oppure gli cambiano la batteria durante la pubblicità, seguire la sua maratona Elezioni 2018 per buona parte della notte a volume abbassato è stato per me divertente. Così come osservare i volti del ricco parterre (grandi firme del giornalismo italiano), per comprendere con vividezza l’andamento degli exit poll. Accigliati per natura, man mano che scorrevano i numeri si facevano tesi, allarmati, quindi ai primi dati, sconsolati, infine sepolcrali. Testimoni in diretta della morte del Pd, i malcapitati sono stati chiamati a riconoscerne il cadavere. Annunziata, Cazzullo, Giannini, Sorgi, Cerasa, Damilano, in diretta a commentarne il trapasso. Risposte piccate in studio, specie da una Lucia molto indispettita. Sentire a metà nottata la chiacchiera tremolante di Giannini, fino a ieri sprezzante nelle interviste ai Di Maio e Di Battista, che intraprende l’operazione di riabilitazione verso i populismi. Irresistibile poi osservare l’Annunziata che prende appunti con il lapis sull’agendina di una disfatta scolpita nella pietra. Queste sì che sono soddisfazioni! Che splendida pagina di televisione verità! Secondo i loro ragionamenti ciò che avrebbe fatto gola agli elettori del Sud è stata la promessa di un reddito di cittadinanza per chi o non ha reddito o percepisce un reddito molto basso. Mentre al Nord è stata la promessa della Flat Tax. E quindi alludendo al fatto che sia il Nord che il Sud si siano quasi lasciati comprare da una promessa economica. Mecojoni! Allora gli ottanta euro? Sobillatori di mestiere, in questi cinque anni hanno tirato la volata ai propri campioncini di triciclo fino a un traguardo di paracarri, ora oracoleggiano sui futuri scenari, sugli equilibri di domani, sulla temperie a venire. “A Renzi e alla classe dirigente del Pd non c’è alternativa credibile per gli italiani”, erano soliti tuonare nei loro editoriali. Può succedere anche a loro che un pernacchione elettorale li destabilizzi. Oggi, ad esempio, il genio Mario Lavia (l’accento va sulla “i”), slurp man di Renzi, fedele persino oggi (che tenerezza), ha detto in un talk show che l’ingovernabilità è colpa di chi “irresponsabilmente” si è proposto, e ha osato pure vincere. Non solo ma ha gettato la croce anche sugli elettori e quindi la colpa a quelli che hanno votato contro il Pd (eh certo, se non votano chi vuoi tu, mica è democrazia!). Capisco che per Lavia dire cose sensate ed intelligenti in questo momento è difficile, però se oggi siamo in questa condizione lo dobbiamo proprio al suo “padroncino” Fan Faròn che nella sua parabola discendente ha tirato lo sciacquone facendo morire Sansone con tutti i Filistei. E che ieri se la rideva tutto contento. Il delirio di un malato che andrebbe affidato agli infermieri, come ha detto Travaglio dalla Gruber. Per fortuna arriva Alessandra Sardoni, in diretta dalla sede del Pd, che sembra balbettare in un regime di quarantena, coraggiosa inviata sulla scena di una terrificante pandemia.

2 comments on “I deliri di Fan Faròn (e del giornalismo)”

  1. Tranne pochi, come scanzi e travaglio (io non ne conosco altri, purtruppo) i giornalisti italiani sono estinti, sono solo servi. Gomez è come mentana, migliore della media ma inequivocabilmente di parte. Da mentana in giù, tra una gruber e una lavia non c’è differenza, solo l’imbarazzo che provoca starli a sentire.

  2. Rispondo a Legion47 qui sopra. Come fa a dire che i giornalisti italiani sono tutti estinti tranne Scanzi e Travaglio? Quanti giornalisti italiani conosce? Vabè che Scanzi Travaglio Gruber Gomez ecc. ce li rivogano continuamente, ma ce ne sono altri che sono giornalisti e basta, e come da definizione scrivono sui giornali. Ho appena letto un articolo di Marcello Veneziani molto intelligente, Paolo Mieli è spesso la voce del buon senso, Giampaolo Pansa potrebbe dar lezioni di cronistoria a qualunque opinionista rampante. Ce ne sono altri, credo ce ne siano molti, basta non leggere coi paraocchi e non farsi prendere dall’atteggiamento filogrillino del disprezzo a 358°..

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