Un’opportunità a portata di… matita

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Nel 2013 gli smacchiatori del Giaguaro sentivano la vittoria già in tasca, erano già pronti a governare, ma non avevano tenuto conto di due cose: la rimonta del Giaguaro stesso – erano state sufficienti una serie di comparsate in TV per recuperare qualche punto (alla faccia di chi dice che la TV non sposta voti) – e l’insofferenza nel paese nei confronti della politica del rigore; di Monti, della Fornero, dell’Europa, delle larghe intese e di chi in queste larghe intese era stato coinvolto. Passati 5 anni si respira lo stesso clima. Nel Paese c’è una base comune: le persone vogliono riprendersi il controllo delle proprie vite. Un movimento naturale e spontaneo guidato da cittadini che vogliono decidere loro. Stanchi delle élite, della globalizzazione, dei media tradizionali, ormai superati dai social. Questo è evidente ovunque, da nord a sud. I partiti di centro destra e sinistra, spaventati dai sondaggi che non si possono citare per ipocrisia istituzionale, all’inizio tutti schierati e “nemici”, per portare avanti gli ideali, oggi serrano le fila, per affrontare il nemico comune. Un clima che si può riassumere nel Verdini-pensiero di ieri sera a Piazzapulita: “Fare gli inciuci e cambiare casacca è necessario, mentre andare a portare la lista dei ministri prima degli inciuci è sbagliato”. Avete preso appunti? Bene. Se non è una chiamata alle armi, poco ci manca. E quindi ti rendi conto che le promesse anti inciucio di questi mesi, o mai alleanze, sono solo chiacchiere. Il fuori onda di Salvini, Fitto e Meloni, poi, fa intuire quanto siano forti i timori di un boom dei Cinque Stelle. Chi l’avrebbe mai pensato che alla vigilia del voto nel 2013 i Cinque Stelle potessero diventare lo spauracchio politico del nuovo secolo? Una accozzaglia di ragazzi e di “incompetenti”, “poco esperti”, che sta catalizzando il mondo degli elettori italiani ormai nauseati da fritture di pesce a go-go, scandali, mazzette, frodi, favori alle banche. Da una parte quindi i Cinque Stelle, e dall’altra tutti gli altri, ma proprio tutti. Il Giaguaro, il fiorentino Fan Faròn, Grasso, Prodi, Letta nipote, ecc…; non se ne salva uno. Tutti coerentemente insieme per far fronte al nuovo, che spaventa, che mette paura. E la paura, si sa, tende a fare brutti scherzi. Sarà per questo che il nostro coriaceo Fan Faròn si mostra, in questi ultimi scampoli di campagna elettorale, assai confuso. L’altro giorno, infatti, durante un’intervista, ha spiegato che anche in caso di sconfitta lui non farà passi indietro. E qui, si badi bene, per sconfitta non s’intende che i Cinque Stelle saranno il primo partito o il centrodestra la prima coalizione, ma che il Pd scenderà sotto la soglia di sopravvivenza: il 20%. E oggi aggiunge: “Sosterrò ogni premier del Pd”. Non sarà che, capita l’aria che tira nel suo partito, Renzi ha gettato la spugna? Gli ultimi sondaggi danno il Pd al 22%: sono solo sondaggi, vero – sempre che uno creda ai sondaggi -, ma in caso di sconfitta (se prenderà meno del 20%), sorti personali a parte (saranno poi fatti del Partito democratico e dei suoi militanti), in quale albergo a cinque stelle andrà a rifugiarsi Renzi? Sceglierà la via dell’opposizione? E il famoso inciucione con Berlusconi, sarà vero? Non temete, questo inverno non finirà il 4 marzo. Nel frattempo non sprechiamo questa grande opportunità a portata di… matita.

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