Un Paese di ubriachi?

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Per fortuna ci siamo, il 4 marzo è dietro l’angolo oramai. Ho già detto che ho ben chiaro chi non votare e ben chiaro chi votare. Voterò a fronte alta, senza compromessi morali. Con entusiasmo. Voterò contro il vuoto di idee e vuoti ideali. Non voterò gli affabulatori, i venditori di sogni e di aria fritta. Chi racconta un mondo che non esiste, ma che piace tanto immaginarlo. Chi resta saldo alla poltrona e non si dimette nemmeno sotto tortura. I sepolcri imbiancati che cercano di risedersi sulle poltrone impolverate abbandonate anni addietro dopo sonanti e cocenti sconfitte e che oggi inondano il piccolo schermo di una miriade di interviste-proclama. Chi la domenica pomeriggio va senza problemi in un luogo che dieci minuti prima ha ospitato un dibattito sulla donna con le tette più grandi del mondo. Chi ci ha fatto diventare un Paese che non produce conoscenza, che non trasmette conoscenza e che non sa che farsene di quella che ha. Chi oggi non parla dell’unica cosa di cui si dovrebbe parlare oggi: l’inchiesta di Fanpage sui rifiuti. Chi a quasi due anni dal sisma, permette che i terremotati muoiano di freddo sotto la neve, in casette “mai testate”. Non voterò chi ha ucciso la meritocrazia. Voterò contro l’(in)cultura. Forse voterò a favore di chi più di altri è stato bersaglio di un golpe consumato (si spera) a metà. Non voterò certo per la supponenza cretina ed ignorante. Per chi ha imposto quattro governi e quattro Premier né eletti e né coerenti rispetto alle maggioranze politiche. Non voterò chi, dal 2011, ha inanellato una serie di trascuratezze, di scriteriatezze legislative, di sbagli, da intossicare un intero Paese. La Legge Fornero ad esempio è stata un emblema di tossicità sociale, perché anziché provvedere a una riforma rivoluzionaria della previdenza ha calato la mannaia sui poveri cristi ad un passo dalla pensione. Chi ha proceduto non solo a tartassare senza pietà cervello e tasche degli italiani, ma ha usato l’Agenzia delle Entrate, come una sorta di plotone d’esecuzione. Illudendo i cittadini con le campagne sul “fisco amico” ben sapendo che di fronte all’amministrazione i contribuenti contano meno dei servi della gleba. Non voterò chi, sordo a ogni richiamo popolare sui rischi da immigrazione incontrollata, in un clima da guerra fredda costante, ha continuato ad accogliere senza limiti. Chi ha usato il debito pubblico, già faraonico e ingigantito, per clientelismo elettorale fatto di bonus e incentivi paraculi alla vigilia del voto, ricchi premi e cotillon. Chi ha ulteriormente burocratizzato il Paese. Chi è rimasto indifferente all’esasperazione dei giovani che non trovando lavoro vanno all’estero, oppure di quelli che assunti con il Jobs Act che scoprono che l’assunzione tutto è fuorché a tempo indeterminato. Addirittura costretti a lavorare un paio d’ore a settimana o nei call center a 33 centesimi l’ora: 92 euro al mese. Ma si sa, viviamo in un’epoca in cui il lavoro è instabile. Ma anche giovani che oggi vorrebbero entrare in politica e seppur volenterosi e impegnati, si trovano schiacciati tra la consolidata gerontocrazia partitica e l’ostilità di un’opinione pubblica sempre più vessata (moralmente) e pressata (fiscalmente). Non voterò una classe politica schiacciata dal malaffare, dal nepotismo e dal perverso sistema delle conoscenze. Che si tratti di parlamentari nazionali o di governatori locali, il cui obiettivo spesso è uno solo: assegnare poltrone ai parenti più prossimi. Dulcis in fundo, non voterò chi ha ridotto una sanità che ci costa come fosse oro ma ci offre liste d’attesa incivili, letti nei corridoi, igiene da favelas. Ecco perché non li voterò e perché dico che questo Paese, che oggi sembra più che mai un Paese di ubriachi, imprigionato nel vortice di una crisi economica che sembra non conoscere fine – e le responsabilità vanno attribuite a questa classe politica nel suo complesso -, va disintossicato dal malfunzionamento, dal mal governo, dalla mala gestione e dalla mala politica, che ha già deciso chi governerà e come, e ce lo dirà dopo le elezioni, qualunque sia l’esito; il tutto consentito dalla costituzione più bella del mondo secondo Benigni. Non li voterò perché serve un’inversione totale, uno choc, una riorganizzazione dello Stato da New deal. Serve dunque che il quattro marzo questo Paese smaltisca la sbronza ed esca dalle urne quella certezza di futuro, di sviluppo e di crescita che questa classe politica ha disatteso e intossicato.

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