Tutti contro fascismo e fake news, come se la realtà fosse migliore

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Il Pd chiede all’Agcom di intervenire contro “Che tempo che fa”. Tecnicamente perché la trasmissione di Fazio non è una tribuna politica. Praticamente perché non fa propaganda al Pd. Ma come? Matteo Renzi è stato omaggiato per anni con domandine-assist finché era il padrone d’Italia. Osannato, incensato e leccato ogni volta che si affacciava in tv, fino alle dimissioni del 4 dicembre quando perse il referendum e lasciò (??!!) il governo. Seguivi i talk-show, leggevi i giornali e ti serviva tanta compassione di fronte a conduttori televisivi e giornalisti (o presunti tale) di giornali esangui travolti da un lungo crollo ideologico (e di lettori) e, nel caso, anche professionale, che mai si sarebbero sognati di criticarlo neppure per le giacche e le cravatte. Infatti, vedendo qualche settimana fa Fabio Fazio, per la duecentesima volta alle prese con Matteo Renzi, ci è venuta un’insana nostalgia per Vespa: forse nemmeno lui sarebbe riuscito a restare silente dinanzi alle enormità delle balle del bullo fiorentino. Tutta la retorica del sono a disposizione, non cerco poltrone, mi metto al servizio degli italiani, mi metto in gioco. Oltre a quella sulla sinistra, su Berlusconi, sul jobs act, i precari, i giovani, la giustizia, l’equità, eccetera, su cui caliamo un pietosissimo velo, amen. Sui diritti delle minoranze. Le unioni civili, il biotestamento… Ok. Ma in tutti i fottuti anni una leggina, un decretino potevi farlo per migliorare la vita della maggioranza degli italiani? Invece il bullo fiorentino ha giocato, come tutti quelli della sua parte affaristico politica (il giglio magico) dentro la parte politica più grande (Pd), al gioco che meglio riesce a certi politici, “i fatti nostri”, e forte del potere acquisito, il senso della realtà è sparito. Divisa tra ritorno al fascismo, chi crede alle fake news e chi si indigna, adesso la discussione sui media e sulla stampa è chiusa in un circolo vizioso. Tutti contro il fascismo e le fake news, come se la realtà fosse migliore. Secondo questa linea di pensiero le bufale metterebbero ora a rischio le prossime elezioni italiane e in particolare le “forze della responsabilità”, favorendo Cinque Stelle e Lega con la diffusione di notizie allarmistiche, gonfiate, spesso del tutto false, comunque ostili al Pd e vantaggiose per l’area “populista”. L’idea che qualche hacker stia influenzando la nostra campagna elettorale è francamente risibile. E mostra tutta la debolezza della politica italiana. Almeno quella parte convinta che le reputazioni, il consenso, il successo di un’idea o di un partito non dipendano dalla loro qualità ma siano in balia dell’attivismo digitale. Come se Andreotti o Cossiga – scrive la Perina – avessero legato i loro alti e bassi al moltiplicarsi sui muri, sui volantini, sugli opuscoli universitari e persino nei graffiti a pennarello sugli ascensori. E’ avvilente leggere il primo quotidiano italiano quanto a vendite, la Repubblica, uscire con un titolo che sembra datato 1945: “Fascisti, un italiano su due ha paura”. Leggere i quotidiani degli ultimi giorni, infatti, sembra che il “pericolo fascista” sia più grave che mai. Vedere poi il Renzi abbandonato, che si traveste da Boldrini e si attacca al fascismo per trovare compagni, è desolante. Per molti era il futuro e ora – come scrive Veneziani – torna al ’45. Già, perchè sono passati più di settant’anni e (evidentemente) in Italia il fascismo è ancora un usato sicuro e non c’è verso di lasciarlo agli storici. Adesso si strappano le vesti, si aggrappano al fascismo e alle fake news, si scandalizzano perché in giro è pieno di “odiatori”. Adesso. Dopo che la democrazia è stata sfregiata perchè il voto in Italia è stato congelato per sfiducia negli elettori. Perchè gli italiani che vorrebbero parlar d’altro, affrontare altri temi, altre sensibilità, altre priorità, sono invece schiacciati in questa diatriba, in questa asfissiante polemica. Il Pd, Repubblica e compagni di merenda vari per raccattare qualche voto possono fare tutte le campagne “antifasciste” che vogliono. Ma prima o poi dovranno spiegare ai loro lettori/elettori come si fa a uscire sul serio dalla crisi economica, come si fronteggia l’aumento spaventoso della disoccupazione e della precarietà. Il “ritorno del fascismo” e le fake news potranno distrarre i cittadini ancora per qualche settimana, ma poi verranno le elezioni e i nodi arriveranno al pettine. Verrà il giorno in cui la politica non potrà più dare la colpa dei loro fallimenti alle bufale e al “rigurgito fascista”. E, per loro, saranno guai seri. E a me, a pensare ai fascisti, a Putin e alle bufale, m’è venuta fame.

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