Guardia Sanframondi: “Il paese dei balocchi”

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Stiamo assistendo, in questi anni, a Guardia, a un progressivo rilassamento delle coscienze. Persone sulla cui probità e coerenza potevamo giurare, che non mostrano più dubbi, che non esprimono pubblicamente da tempo un tormento: sembra quasi che si preoccupino più di proteggere l’involucro della vita amministrativa e la sua bella confezione che nasconde le magagne. Consegnandosi così all’inconsistenza e all’irrilevanza. I motivi sarebbero noti e visibili a tutti: in primis, l’appiattimento dei principi che hanno animato da sempre la vita socio-politica di questa comunità; il realismo che da qualche lustro votare non serva quasi a nulla; la devastazione della coscienza critica. Adesso ci si scandalizza perché l’amministrazione fa quello che vuole. Adesso. Troppo tardi. Ormai questa comunità, almeno moralmente, è stata irrimediabilmente sfregiata. E il paradosso di questa storia è che chi piange oggi per troppo tempo o non se ne è accorto o ci ha mangiato sopra o non ha mai trovato nulla da eccepire nel sostenere e votare infaticabilmente il meno peggio del meno peggio del meno peggio. Anche quando il primo meno peggio era già evidentemente invotabile. Spiace dirlo, ma i pensieri, giudizi, le critiche all’amministrazione, che ora, grazie agli smartphone e ai social, si mettono in scena, sono solo un autentico drammone qualunquista. Una rappresentazione purtroppo solo virtuale che però, tra condivisioni e mi piace, trova rifugio nella vulgata social di un’insoddisfazione generale che evidentemente ha ormai superato il livello di guardia. Un continuo compromesso al ribasso degno di miglior causa. Ma perché allora nessuno dice basta? Perché un’intera comunità, che voleva essere comunità di Tradizioni e di Cultura, oggi compie la sua definitiva trasformazione nel paese dei balocchi… e lentamente, inconsapevolmente, allegramente, tristemente muore. E perché, come nel magico mondo di Pinocchio, ci si lascia condurre da un omino dalle maniere melliflue e dalla vocina convincente e rassicurante nel paese dei balocchi? Un non-sindaco che demitizza la propria storia e le proprie tradizioni fino a renderle orpelli folkloristici buoni solo per il suo ego o per un finanziamento pubblico o un convegno sul Castello? Quando il problema più importante è la manutenzione, il degrado civico e morale, i giovani che scappano, le buche e le strade… È la vita quotidiana della comunità che dovrebbe essere il suo primo pensiero. Invece, ogni volta che un problema incombe il non-sindaco e l’amministrazione latitano. Se non ci fossero non ce ne accorgeremmo nemmeno. Ha ragione chi oggi sostiene che Guardia è ingovernabile e l’unica soluzione è l’autogoverno. Ha ragione. Potrebbe essere addirittura un merito, per certi versi. Ben venga, allora, l’autogoverno. Perché oggi in questo paese si avanza a spallate. Spigolo contro spigolo. Senza il Comune, chiaramente. Il più prepotente, ovviamente, passa prima. I più furbi si adattano, i miti soffrono un po’, a volte scrivono su Facebook. Qualcuno specula, qualcuno sopravvive, qualcuno non riesce a vivere così perché crede che le regole aiutino a vivere meglio. Ben venga, allora, l’autogoverno. Perché Guardia già da tempo fa da sola, fa senza soldi, fa senza poteri, fa senza istituzioni, fa senza niente e fa tutto. Ma fa tutto così male da lasciarti un amaro che non se ne va.

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