E ancora non è iniziata la campagna elettorale

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Il motto di oggi dei renziani è: “Allarmi, allarmi son tornati!”. L’indicazione è generica e quindi la si può adattare alle varie situazioni. Dai comunisti ritornati in auge, in formato ridotto (Grasso & c.), ai fascisti che (a loro dire) a frotte stanno invadendoci nuovamente. Reazioni a parte, tutto già scontato e già sentito, tutto elevato, come al solito, sul piedistallo dell’ipocrisia.  Aizzare gli estremi, per fare i propri porci comodi. Gioco antico. E ancora non è iniziata la campagna elettorale. Che dobbiamo aspettarci per dopo Natale? Alzare l’asticella delle attenzioni nei confronti di questo o quello, dimenticandosi, come sempre, di raccontare, l’altra faccia della medaglia? Dimenticandosi di raccontare, ad esempio, che la situazione depressa del nostro Paese socialmente parlando, è colpa di politici, come loro, che hanno una visione di sviluppo solo affaristica e per nulla di crescita comune? No. Per loro l’importante è passare da un salotto ad uno studio televisivo e fare, o presupporre di essere un padre della nuova patria, dimenticandosi di esserne il patrigno, o uno dei colpevoli. Gente incapace che sta ai talk-show come le cavallette all’Egitto biblico. Comparsate che hanno in sé la chiave della disfatta della politica. Con tutto l’impegno che ha, questa classe politica sta trascinando meticolosamente gli elettori fuori delle urne, lontano dai seggi e dal cuore delle passioni. L’astensionismo si fonda proprio sulla rassegnazione e sull’indifferenza. E se è possibile tracciare una previsione, forse neppure troppo azzardata, la prossima sarà davvero un’astensione-record, quella che i soliti analisti stanchi definiranno “una sonora lezione per tutta la politica italiana”. Attenzione però, perché se per assurdo dovesse votare anche solo il 10 per cento del popolo italiano, la torta da spartire per loro sarebbe sempre la stessa. Mentre un’affluenza alle urne elevata, sui livelli del referendum di un anno fa, sicuramente scombinerebbe i giochi di chi considera le elezioni cosa loro. In tutto questo, Matteo nostro da Firenze, si sta vedendo sgretolare, giorno dopo giorno, il castello di sabbia che aveva costruito con forzature quotidiane. Non ha capito, da ex democristiano, che in Italia, i soggetti autoritari hanno vita breve, soprattutto se non ne hanno le capacità, come lui.

Tutto, quindi, è in continuo divenire, ma vista la stagione, prepariamoci alla slavina, sarà fragorosa! E in attesa che si dipani questo nodo gordiano, incrociamo le dita.

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