Tempo di bufale (fake news)

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Mentre noi attendevamo serenamente la data delle urne, abbiamo scoperto che l’allegra macchina da guerra del Pd (il cui attaccamento alla verità del suo segretario è ormai proverbiale) è al lavoro per denunciare le fake news. Solo per pensarlo, i renziani hanno preso tre mesi di ferie. Ma cosa sono mai le fake news che spaventano tanto il Pd e che Renzi ha denunciato in apertura della Leopolda? Sono le notizie false e tendenziose, come un tempo si diceva. Chi non ha partecipato a questo gioco al bersaglio, la battuta sarcastica, la condivisione immediata, la discussione sul tema, con esaurimento degli insulti in breve tempo? Non si tratta, però, delle solite bufale di cui va tanto di moda parlare oggi: la disinformazione, la propaganda della politica e il pettegolezzo da ballatoio, la maldicenza da bar. Quelle ormai le sappiamo riconoscere, ci stiamo attenti, cerchiamo di evitarle, anche se a volte capita di cascarci, ma non fanno certo tanti danni quanto le falsità propagandate dal governo (vedi i dati Istat), ovvero quelle costruite ad arte, pregiudizi che precedono i fatti e prescindono dai fatti. Da lì è un attimo che, grazie ai media e alla stampa, la fesseria diventi virale. Perchè, un conto è se una certa fesseria la dice l’ex presidente del Consiglio, nonché segretario del Pd, che di perle virali ce ne ha fornite a bizzeffe, un conto è se la dice la casalinga di Voghera. Come si possono ritenere preoccupanti, ad esempio, notizie o immagini ridicole come quelle dei funerali di Totò Riina con l’intenzione di orientare il voto di poche migliaia di persone (che già odiano i politici in questione, per cui sai che orientamento) e non un intero sistema editoriale che spaccia bufale per conto di un governo o di un partito? Certo è che riempire i giornali con lo spauracchio delle fake news fa davvero sorridere rispetto alle mosse usate dagli stessi giornali per condizionare il consenso popolare. Tuttavia, è innegabile che il discorso ha assunto una grande rilevanza da quando i sondaggi per il Pd di Matteo Renzi, che si ritiene il Re delle fake, sono in caduta libera. Ci troviamo di fronte a una vera e propria fabbrica delle notizie corrette e filtrate, dei linguaggi costretti e ipocriti, delle omissioni e delle menzogne organizzate. Chissà come saranno felici i media, gli influencer, registi e autori, personaggi della televisione, intellettuali, giornalisti pagati per orientare le opinioni, ad essere stati trasformati in membri della nuova propaganda renziana.

Non so se siano peggio le bufale o le bugie, le promesse mancate, i raggiri e gli annunci da piazzista di Renzi. (Altro che fake news: il vero guaio di Renzi – scriveva ieri Marco Travaglio – non sono le notizie false, ma quelle vere). Per carità, è una forma di lotta politica vecchia come il potere quella di denigrare gli avversari, stigmatizzare le idiozie che dicono per convincere a non votarli, ma ormai si sta andando oltre la mera politica. E l’idea che qualche hacker voglia influenzare la prossima campagna elettorale è francamente risibile. E mostra tutta la debolezza della nostra politica.

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