Benvenuti in Italia, terra di santi, poeti e politici dal lamento facile

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Certi soggetti in Italia, sono come alcuni prodotti alimentari, non si butta via mai nulla! Tanto è vero che tutti gli strombazzamenti plateali di Matteo Renzi sul rinnovamento, sulla rottamazione e sul cambio di passo hanno portato alla resurrezione dei volti e degli uomini più vecchi di sempre. Basta vedere i soggetti chiamati a riunire le truppe dei due grandi ex schieramenti storici, della destra e della sinistra. Oramai sono più di venti anni che andiamo avanti in questo modo e l’esito è sempre lo stesso: si raggruppano forze diverse, talora antagoniste e incompatibili, pur di vincere le elezioni, poi con quelle si cerca di andare al governo… e nessuno governa. Perché il pericolo non è la vittoria di uno schieramento politico piuttosto che dell’altro (tanto già governano insieme) ma del terzo schieramento politico quello fuori dal coro. E gli elettori? Le urne elettorali sono sempre più vuote. Il fatto è che son vuote anche le teste di quanti vorrebbero essere votati. Dalla Sicilia a Ostia l’appuntamento elettorale è stato trattato manco fosse un giudizio divino e da quello dipendessero le sorti del mondo, ma, a dispetto di tanto strombazzare, gli elettori hanno fatto spallucce e deambulato altrove. Disaffezione e menefreghismo? Forse peggio: è il segnale, ennesimo, di disaffezione verso questa politica cialtrona e chiacchierona. Ah già, la politica, dov’è finita? Nei talk-show, naturalmente! E i talk-show? Ma nella politica, ovviamente! Intendiamoci, la politica è sempre e ovunque, è ubiqua né più né meno come la vita che scorre. E chi la rappresenta, chi la impersona sono coloro i quali vengono scelti, votati, eletti dalla gente, dal popolo, da noi. Persone che fino ieri erano illustri disoccupati sconosciuti e che oggi vedi arrivare in televisione tutti belli in abito istituzionale, freschi di parrucchiere e con un viso da cui traspare la serenità di chi ormai da qualche anno beneficia dei privilegi economici e sociali della posizione da parlamentare ottenuta senza mai aver fatto un giorno di militanza politica. Parlano e rispondono alle domande tutti allo stesso modo con frasi che sembrano imparate a memoria come dei piccoli robottini mandati a giro a fare propaganda di se stessi, mai un pensiero difforme, mai il tentativo di un pensiero proprio se non quello più o meno inconscio che se non si ripete pubblicamente sempre la stessa lezioncina imparata a memoria si ritorna ad essere disoccupati. E chi conduce la trasmissione non si capisce bene se al suo interlocutore voglia fare domande di politica o voglia offrire un tè come si fa in salotto tra vecchi amici. Li guardi e li ascolti e sembrano la stessa cosa. Tutte facce dello stesso sistema. Compresa la stampa, che non riesce a darsi una linea seria e coerente. Sempre a correre dietro al carrozzone del potenziale vincitore, e nessuna valutazione critica costruttiva. Una stampa che denuncia, sarebbe necessaria come il pane, in generale, ed a questo paese in particolare. E in tutto questo stupido ed inutile parlottare, è inutile chiedere ai ragazzi in fuga, dal sud, e da altre parti dello stivale, perché scappano all’estero. Perché il nostro futuro è buio e senza molte speranze. E perché non ci resta che incrociare le dita.

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