Il Consiglio comunale

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Confesso di avere sempre avuto un debole per il Consiglio comunale. Non l’ho mai confessato apertamente, ma nutro una segreta passionaccia per tutto quanto direttamente o indirettamente concorre (argomenti, condizioni, circostanze, idee, ecc.) alla realizzazione di un evento simile. E non da oggi. Soprattutto perché si possono osservare le facce degli associati alla confraternita della Maggioranza (sempre le stesse persone, parenti presumo). E più li osservi e più si ha sempre l’impressione di sentire in lontananza le sirene dei Carabinieri o della Finanza. Invece, salvo tiepidi scossoni, sono sempre tutti a piede libero. Tanto, questo paese potrebbe bruciare per anni e la maggior parte della gente non si accorgerebbe neanche del fumo, se le fiamme non raggiungessero il portone di casa.

Lungi da noi il proposito di infierire sugli associati la confraternita della Maggioranza, che hanno già il grave handicap di far parte di siffatta confraternita. Uommini scicche & femmine pittate. Ma se non ci fossero, bisognerebbe inventarli. Frivoli, illuminati come beghine, svolgono una funzione piuttosto miserevole, eppure necessaria. Uno di quei lavori che nessuno vorrebbe fare, ma che qualcuno deve pur fare. Alzare la mano. Li osservi e comprendi che le loro menti sciamano nel vuoto, cercando appigli e spiragli, ma trovano solo fantasmi, psicosi e fobie. Li vedi nell’aula istituzionale vestiti da invitati a un matrimonio, col loro abitino, la loro camicina della fortuna, la loro cravattina d’ordinanza, l’immancabile iphone: il loro record di piccoli e grandi affarucci e conflitti d’interessi. S’illuminano d’immenso gli associati alla Maggioranza. Se volete capire come ragionano (si fa per dire) e si muovono (si fa sempre per dire) con i risultati a tutti noti, partecipate in massa al Consiglio comunale. La scena che vi troverete davanti sarebbe perfetta per un film della saga di Fantozzi o per il sequel di Cetto La Qualunque. Li senti parlare di patti, protocolli, bilanci e gemellaggi, con la distaccata svagatezza con cui Wanna Marchi potrebbe discettare di televendite, e ti auguri subito che possano restare al vertice del Comune per altri 50 anni, anche perché ti fanno ammazzare dalle risate. In quell’aula hai l’impressione di assistere a un gioco di simulazione, come quelli che fanno i bambini quando imitano i grandi e dicono: facciamo che io ero l’assessore. E via con la fantasia. Perché quando un bambino gioca si sdoppia, gioca a fare l’ingegnere e l’astronauta, si veste da Batman e si trucca da cinesino. Sono P(p)olitici, loro, mica perdono tempo. Non si filano nemmeno chi (poveraccio) è associato alla Minoranza. Quando parlano (se parlano) il loro ego si gonfia, diventano tanti sparaminpiett, come dicono dalle parti di Napoli. Intanto si godono gli allori e cedono, con magnanima liberalità, qualche compito al nuovo entrato.

A me questo giochino del Consiglio comunale diverte, e loro, mi sono simpatici assai. Solo che in tutto questo gioco c’è un punto di verità dove c’è poco da scherzare: questo gruppo di associati alla confraternita della Maggioranza è stato (purtroppo) realmente, regolarmente  indicato dai cittadini a rappresentarli. Qui il gioco finisce, il divertimento cessa, la simpatia per i sparaminpiett che albergano la Casa comunale che si credono assessori muta in dramma. Ma vi rendete conto? Un gruppo di ragazzotti con questa biografia amministra il nostro paese? Ci faccia vedere il curriculum, chiesero a Totò e lui rispose: “Qui, davanti a tutti?”. Ecco, la loro forza è proprio quella di non avere curriculum, non essere niente, non avere storia: l’unico passato noto è il passato di verdura. Ora finché si scherza va bene. Ma capite in che situazione è oggi questo paese, in che manine è finito? Torno ai bambini di cui sopra, che evidentemente hanno fatto la prima comunione nella parte alta del paese e la cresima direttamente al Comune. Loro giocano, giocano a fare i consiglieri di Maggioranza, gli incaricati, i finto trombati, i consiglieri delegati, gli assessori… Un gioco infantile, purtroppo, trasformato in realtà di governo…

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