Renzi: fine della corsa?

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A tutti quelli a cui Renzi piace, l’altra sera Renzi da Floris è piaciuto: ha aperto la porta del suo cuore. Ha mostrato energia e determinazione nel perorare la sua causa politica. Causa politica la quale, lo hanno capito pure i sassi e tutti quelli a cui Renzi non piace, appare disperatamente orientata a rientrare nella cosiddetta stanza dei bottoni. Orfano di Luigi Di Maio (e per Matteo detto il “bomba” questo affronto deve essere risultato intollerabile, farsi umiliare così, pubblicamente, per un vanaglorioso del suo calibro, deve avergli fatto andare il sangue alla testa), l’ex premier ha confessato che dopo la bruciante sconfitta del referendum costituzionale, coerentemente con quanto promesso, voleva andarsene. Lasciare la politica. Poi ci ha confessato che gli sono arrivate le mail che lo supplicavano di restare. Ventiseimila mail, per l’esattezza, che lo imploravano di non mollare. Così ha ceduto. Ha capito che voler mantenere la parola data contro i desideri dei cittadini sarebbe stata una dimostrazione di protervia. Ma va? (A proposito: se fossimo soltanto meschini demagoghi suggeriremmo a Renzi di leggere anche le mail e i post sui social che lo invitano a levarsi dai coglioni e poi far di conto, ma non sottilizziamo). Calpestando il suo orgoglio infatti è rimasto, per il bene dell’Italia. E come tutte le persone modeste, anziché reputarsi un miracolato si è persino convinto di avere qualità che invece non possiede. “Ma l’Italia non è forse anche quella stanca e delusa?”, domanda Floris. “No, io vedo tanta bella gente”, la profonda e accorata risposta del fiorentino. Ed ora si ritrova a dover “tener nascosto” proprio a quella gente, cioè non diffondere pubblicamente, il luogo nel quale farà tappa il suo “treno dell’ascolto” perché ad ogni stazione d’approdo le uniche cose che i cittadini, esasperati e furibondi gli urlano, sono improperi e imprecazioni. Una curiosità: ma la trovata, assolutamente folle ed autolesionista, del “treno dell’ascolto” è stata partorita dalla stessa mente che lo ha consigliato di personalizzare il referendum, oppure è lo stesso Renzi ad avere avuto la grande idea di promettere di abbandonare la scena politica in caso di sconfitta, inducendo così molti italiani ad andare a votare “NO”, e di noleggiare un treno per girare la Penisola, inducendo così molti italiani ad accoglierlo ad ogni stazione al grido di “buffone, buffone”. Ma possibile che Matteuccio nostro non capisca che i fischi che ascolta non sono quelli del Capostazione che fa partire il treno, sono quelli degli italiani che gli stanno dicendo che ormai il suo treno è giunto a fine corsa? E per quanto dica o faccia, il suo destino nel futuro prossimo sembra sostanzialmente segnato?

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