Guardia e la stanchezza che ci portiamo addosso

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Purtroppo in questo paese c’è ancora gente che commentando notizie riguardo all’attuale amministrazione, risponde: “Ma ha fatto anche delle cose buone”. Probabilmente sciagurati che ancora sperano nell’arrivo di una mancetta. Chissà. È proprio vero, non si può salvare un popolo che non vuole essere salvato. Io proprio non li capisco ma continuo a sondare il loro mistero. Non li capisco. Nemmeno di fronte a tale spudorata esibizione di tracotanza da parte di un irriducibile che continua a sproloquiare, in un delirio di rinfacci, avvertimenti trasversali e intimidazioni. Timoniere di un equipaggio di incapaci che si atteggia a ombudsman in questo periodo di ponti, treni e terrapieni. È ormai una sagoma, soprattutto quando ci invita a schierarci al suo fianco contro gli infami populisti che parlano male di Guardia. Patti, protocolli d’intesa, B&B, ospitalità, incoming, quaranta e passa camere, frotte di turisti che bramano la città dei Sanframondo: luogo di bellezza suprema. Ma perché i turisti perfetti si dovrebbero affacciare dalla balconata sul Castello o visitare i musei (peraltro quasi sempre chiusi al pubblico)? Perché hanno seguito una puntata sulla Cbs o sulla Bbc? Figuriamoci. Perché amano il nostro paesaggio, il nostro territorio? Difficile. Forse per il vino? A pochi passi da noi è buono tale e quale. Per passeggiare lungo le stradine dentro la cinta del centro storico? Che esista un movente erotico? Che sia per copulare nelle antiche dimore, ormai tutte in attesa di trasformazione in B&B, al modo ferino dei primitivi abitanti? Magari Guardia stimola un sesso medievale, consumato sul pagliericcio con la spada alla cintura. Ipotesi. O sogni. E poi: basta il turismo per lo sviluppo di Guardia? Se girando per le strade del paese, ti accorgi di un fenomeno massiccio, pervasivo, esagerato: non c’è nessuno, letteralmente non anima viva. E del resto perché avrebbe dovuto esserci qualcuno? A fare che cosa? Non si vede un ufficio pubblico, e quei pochi che c’erano sono stati trasferiti altrove. A provvedere alle necessità d’ogni giorno bastano evidentemente i tre o quattro supermercati. I locali commerciali quelli non mancano, ma tutti irrimediabilmente vuoti: alcuni ancora con le scritte stinte e i resti degli arredi, testimonianza di altrettanti tentativi andati a vuoto. Fanno eccezione una farmacia e una sfilza di dinner-bar, wine-bar, cucina etnica, street food, paninoteche, yogurterie, gelaterie… che ti fanno ingrassare già a vista d’occhio, creano un’indigestione psico-visiva, un’abbuffata di cibi e pietanze, più tanta teoria e fenomenologia della “Panza piena”. Anche le conversazioni ormai vertono soltanto sul cibo e sul vino migliore. Qualche bar con due sedie di plastica davanti, sembra quasi come l’unico avamposto rimasto della civiltà, il solo tramite sopravvissuto verso il mondo remoto della comunità. La solitudine delle strade la sera, si tramuta in un isolamento simile alla prigionia. Da qui per chi non possiede un’auto è impossibile muoversi, andar via. Ma che cosa diventa Guardia – è impossibile non chiedersi – quando cala la notte? Quali sensazioni prova, ad esempio, il duecentesimo cittadino straniero che ha comprato casa a Guardia? Che cosa può fare la sera chi ha vent’anni? Una volta una risposta la suggeriva il distributore di preservativi fuori dalla farmacia: blindato, saldato al muro con delle spesse sbarre d’acciaio. Poi ci lamentiamo dell’assenza di cultura, di insensibilità alla bellezza e all’arte, di refrattarietà alla lettura e via dicendo. Scende il decoro, salgono i trigliceridi. Dall’etica alla Falanghina. Dalle pelli (intese come concia) alla “pelle” (intesa come ubriacatura). È così temerario stabilire un nesso tra questo magna-magna generale e il degrado urbano e morale, la corruzione politica e sociale, il rincoglionimento seriale del nostro paese? C’è parentela tra l’abbuffarsi come imperativo avido di massa e l’assenza di dibattito e di confronto che ci connota, c’è una relazione tra food e reset mind (tradotto in dialetto, panza piena e capa vacante)? E già che ci siamo, qualcuno può ricordare a chi oggi guida questa comunità che la caduta di Roma antica avvenne tra banchetti e indigestioni, mangiare, vomitare per rimangiare. Le magnate piegarono i romani più dei barbari. Questo il quadro. È la Guardia del 2017, questa. È una condizione esistenziale, sofferta, con cui alla fine fare i conti. È la stanchezza che porti addosso magari per aver vissuto per troppo tempo dieci anni avanti, soprattutto a chi oggi pretende di cambiare questa comunità a sua immagine e somiglianza. Aver visto il futuro e averlo raggiunto quando già ti aveva deluso o annoiato. Questo paese ha bisogno di verità e non di narrazioni edulcorate. Anche se la verità è talora scomoda da accettare. Nel suo codice genetico non c’è il solo diritto alla spensieratezza. Diritto che si è trasformato in una specie di imperativo, di ossessione. E nel nome di questo si compiono le peggiori nefandezze.

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