Un paesino della Campania del 2017

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C’è un film, di Ficarra e Picone, che qualche mese fa ha sbancato i botteghini: divertente, paradossale, satirico, amaro, istruttivo. Si ride molto e si pensa anche di più. Un bel giorno, in un paesino della Campania, capita che il sindaco ridens venga portato in trionfo da poco più di un terzo dei suoi concittadini. Così vince sull’altro candidato e, al grido di onestà, predica legalità e – incredibile a dirsi – per i primi mesi la pratica pure: da cittadino e da sindaco. Sulle prime, i cittadini che avevano sempre votato dall’altra parte, saltano sul carro del vincitore, inneggiando al “cambiamento”, all’“onestà”, alle “regole”. Poi le regole, queste sconosciute, cominciano a sperimentarle sulla propria pelle: parcheggi selvaggi, lungo il corso principale o nelle zone riservate, evasione fiscale, voti scambiati per posti di lavoro o concessioni edilizie, negozi e bancarelle senza licenza, appalti truccati, malaffare, rifiuti gettati in strada, favori ai parenti del sindaco, assenteismo negli uffici comunali (intere legioni di impiegati imboscati), verande abusive, panem et circenses, ecc… I vigili urbani, prima per le strade, se si vedono vengono scambiati per marziani, si vergognano di multare i contravventori e chiedono scusa. In poco tempo il vento gira e, da popolarissimo e osannatissimo, il sindaco ridens diventa il nemico pubblico numero uno. “Questo virus va fermato prima che si espanda in tutto il paese”, dice un disgraziato per aizzare la gente e mettersi alla guida della rivolta contro il sindaco: ma che sotto sotto anche lui è pappa e ciccia col sindaco ridens e col piccolo establishment del paese. Fallite le avvisaglie “mafiose” per far dimettere il sindaco, si cerca uno scheletro nel suo armadio per screditarlo o ricattarlo: invano. “Prima lo votano in massa perché convinti che non ruba e non vuole sprecare soldi; poi, quando non mantiene le promesse gli saltano tutti addosso. E quelli di prima, con gli armadi pieni di scheletri, le tasche piene di soldi e gli occhi pieni di travi, cominciano a cercargli qualche pagliuzza. E, se non la trovano, se la inventano per poter dire che è come gli altri”, commentano al bar. Ecco: se c’è ancora qualcuno, qualche politico o analista che vuole capire questo paesino della Campania del 2017 al di là degli slogan e degli anatemi, guardi le reazioni dei suoi concittadini e ascolti i commenti nei bar. Scoprirà tanti cittadini, perlopiù giovani, che vogliono cambiare le cose. Meno forsennati rispetto a 25/30 anni fa, e anche a 10. Più disincantati per le troppe illusioni divenute disillusioni. Meno disposti a fidarsi di qualcuno per delegargli in bianco il proprio futuro. Ma forse più vogliosi di fare qualcosa in prima persona, da protagonisti. Anche a costo di pagare un prezzo. Qualche anno fa il candidato sindaco sconfitto alla folla che lo applaudiva, così diceva: “Cari concittadini che pretendete il cambiamento, voi siete disposti a cambiare?”. Molti, in piazza, rispondono sì. Ma, quando escono dalla piazza, con chi ne parlano? Ma è solo un film…

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