Il cantastorie

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Le elezioni sono prossime e il vecchio-giovane Renzi, che di professione non si è ancora capito cosa facesse prima di fare il politico (anzi pare abbia fatto sempre e solo il politico)  e cosa voglia fare oggi, ha pensato di fare un viaggio e reinventarsi cantastorie. Un viaggio lungo otto settimane. “Buon viaggio a tutti noi”, ha scritto sui social. Abbandonato il camper da rottamatore con cui ha girato l’Italia nel 2012, questa volta andrà “avanti” a bordo di un intercity preso in affitto da Trenitalia alla “modica” cifra di 400mila euro. È partito qualche giorno fa dalla Stazione Tiburtina di Roma, binario 2, alle 10 del mattino. Otto settimane di tour sui tracciati regionali e oltre cento province. Cinque vagoni, centocinquanta metri di lunghezza, capienza massima cento persone. Con questa idea del treno, pagato anche dagli italiani, pensa di fare l’Obama in miniatura. Con “Destinazione Italia”, incontrerà, solo truppe cammellate, qualche immigrato, ma non i giovani italiani emigrati all’estero perché il suo governo e quello ancor suo di Gentiloni hanno messo e gettato il Paese Italia nell’incertezza più estrema. Nel Medioevo, i cantastorie nelle “Cantate” si aiutavano con un cartellone su cui veniva raffigurata la storia, descritta nelle principali scene, oggi la “narrazione” renziana viene rappresentata dalle slide e dai media mainstream. L’opera dei cantastorie veniva remunerata con le offerte degli spettatori o con la vendita di foglietti volanti su cui era descritta la storia, oggi per ascoltare le storie di Renzi bastano due euro o leggere il suo ultimo libro. Un noto editorialista in questi giorni ha paragonato Matteo Renzi a Cola di Rienzo. Al secolo “Nicola di Lorenzo”, Cola di Rienzo per Roma e per i romani è senza dubbio la figura più famosa del Medioevo; anzi, si può dire che, fatta eccezione per alcune grandi figure di santi, artisti e papi, egli sia anche uno degli italiani più noti del XIV secolo. Fu un uomo di notevole cultura e oratore di rara efficacia: anzi, come chiarisce Carpegna Falconieri Tommaso nel suo libro “Cola di Rienzo”, un “comunicatore”, che utilizzava la parola come strumento di seduzione e di convinzione. Figlio del popolo riuscì ad esserne la voce riuscendo anche ad incanalare una comunicazione all’avanguardia tramite l’utilizzo di affreschi didattici che spiegassero la sua idea politica ad una plebe incolta. Riuscì a giungere alla guida di Roma, facendo prima il bene, quindi lasciandosi travolgere dalla propria assurda ambizione per trasformarsi nel fantoccio di un potere esterno, molto influente, che lo usò ai propri scopi, lasciandolo linciare dalla folla quando non fu più utile. Non è difficile vedere i paralleli con Matteo Renzi. La giovane età, l’abilità come comunicatore, inizialmente estremamente popolare con la sua idea di “rottamazione” della vecchia politica, oltremodo ambizioso, ma trasformatosi in uno strumento di poteri esterni, molto più grandi di lui, che lo hanno usato per i propri scopi. La protervia poi, le inchieste giudiziarie, le banche, le politiche impopolari e dannose per l’Italia ne hanno distrutto l’immagine. E il disastroso “Tour del treno” ne è la prova. Matteo Renzi è solo un cantastorie in viaggio tra i paesi d’Italia. Un disastro, come confermato dalle immagini reali (che i media si guarderanno bene dal trasmettere) e come lo sono stati gli ultimi tentativi di separare le proprie responsabilità da quelle degli altri attori responsabili del disastro italiano di questi ultimi anni. Da bravo cantastorie anche stavolta di storielle ne racconterà: ma siamo sicuri che gli italiani si faranno incantare di nuovo da questo parolaio fiorentino? Di sicuro la politica seguita, al servizio di interessi altrui, ora gli sta chiedendo di pagare il prezzo. Auguriamoci soltanto che sia un prezzo politico da far pagare al solo bulletto di Rignano e non si vada oltre.

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