Per salvare l’Italia questa sottospecie di politicante (Renzi) deve abdicare

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Da cittadino di questo Paese non posso tacere il mio disagio davanti a questo spettacolo, a questa lunga, indecorosa agonia. Non sono mai stato “tifoso” a prescindere, ho ritenuto per anni la politica con tutti i suoi limiti l’inevitabile riferimento per una civile convivenza democratica. Ma ora è necessario che questa sottospecie di politicanti abdichi. Non è questione di separare moderati e radicali; oggi c’è bisogno di nuove sintesi politiche, nuove leadership, nuove strategie. Urge un nuovo disegno organico per l’Italia, una strategia lungimirante e una motivazione forte. Costi quel che costi, è tempo di anteporre agli interessi immediati, emotivi e personali l’interesse nazionale, politico e culturale. Per questo non possiamo vivere una democrazia con un leader come Matteo Renzi al centro e una costellazione di oppositori e finti oppositori che ruotano in periferia. Ha impiegato anni per conquistare il sostegno dei papaveroni vari accontentandoli e concedendo loro nomine, decreti ad hoc e varie regalie che solo il potere può elargire. Oggi è soltanto un ragazzotto di provincia che per combattere la propria inadeguatezza e insicurezza cerca di conquistare il pubblico del momento, in questo caso i populisti. Atteggiandosi a statista. Ma ve lo ricordate il meraviglioso mondo di Matteo Renzi? Uno abituato a recitare sé stesso con la consuetudine e gli automatismi di un Houdini qualsiasi. E quindi spazio al treno dei miracoli tra disinteresse e scongiuri dei pendolari. Soste continue, giro d’Italia in ogni provincia. Come sempre, Renzi si conferma Renzi. Promette e non sa come mantenere. Parte e non sa dove arrivare. Adesso è partito, più o meno sa dove arriverà, ma non ha capito bene chi pagherà. E la risolve a modo suo con un sms, che dice e non dice, però chiede. E come se chiede: “In viaggio con il Pd, dai energia al treno. Puoi donare 2 euro inviando un sms al numero … Scrivi: destinazione Italia. Grazie per il tuo sostegno”. Va in tv dalla Gruber e via ai miracoli del suo governo, il jobs act, il milione di posti di lavoro, i 100.000 insegnanti stabilizzati, l’autonomia (poco credibile) di Paolo Gentiloni e alla stroncatura sistematica dell’avversario con la protervia che gli è nota. Ve lo ricordate il 41% alle europee? Oggi i numeri dicono ben altro. E non basterà la servizievole giornalista con cui conversa amabilmente (intervistare è un’altra cosa) nel salotto televisivo. Mancano solo gli spritz con i salatini. Mancano gli spritz, manca il contraddittorio, mancano sostanziali novità. Niente sullo scandalo Consip. Niente sugli appalti, sui pizzini, sull’amico Luca Lotti indagato, su quel papà al quale non sembrava credere neppure lui. E poi niente sulle banche, sul Giglio magico, sullo spoil system feroce che ancora continua. Duro giornalismo di frontiera, non c’è che dire. E alla fine dello show in solitaria il bulletto di Rignano non riesce a ottenere neppure il gradimento della maggioranza di quei telespettatori che hanno resistito al sonno. Niente a che vedere col meraviglioso mondo di Matteo. Lui che parlava parlava, faceva gag in tutti i programmi, decideva tutto, comandava da solo e annunciava beatitudine nazionale, riscatto popolare, paradiso in terra. E intorno a lui un leggiadro cerchio magico di garzoncelli scherzosi e dame, a cominciare dalla favolosa fatina dagli occhi turchini Maria Elena Boschi, che sorrideva al mondo e inondava con la sua luce le telecamere. Era un tripudio di pubertà. Giovani che correvano felici nei campi, ridenti fanciulle che parlavano in nome di Lui o sedute al suo fianco, veloci riforme che spuntavano come funghi, bonus che fioccavano ad ogni tornata elettorale… Era bello vivere nell’illusione del renzismo, era bello vedere la Boschi, la Madia, la Serracchiani, le altre renzine; ora è l’ora dei rancori, della ricerca spasmodica della ricandidatura, delle facce disperate, dei piagnistei. Tutti si scoprono più cattivi, col dente avvelenato, anche qualche giornale e i poteri più o meno forti che fino a ieri scodinzolavano a Renzi. Godi fanciullo mio, scrivevano estasiati intellettuali e opinionisti, età soave è codesta; ma già qualcuno avvertiva che dopo il Sabato del villaggio, sarebbe arrivata la Quaresima e il cupo avvenire. E infatti dopo il dì di festa vennero i giorni cupi per il Giglio tragico e il Pinocchietto scherzoso. E ora, dopo l’età felice di Matteo vedi sfilare i volti grigi e malinconici dei Gentiloni, degli scissionisti, dei banchieri, dei magistrati, dei faccendieri, dei concorrenti molesti alla poltronissima di Renzi. La monarchia popolare di Renzi si è tradotta in monocrazia egocentrica. E da cuor di leone qual è, va dalla Gruber e inizia ad accusare altri e a tirarli per la giacchetta. “Gentiloni sapeva”. Per dire l’ultima…

2 comments on “Per salvare l’Italia questa sottospecie di politicante (Renzi) deve abdicare”

  1. Articolo molto pomposo ma sostanzialmente giusto. Oltre ai proclami e alle solite sparate sostanzialmente Renzi non ha piu’ nulla da dare al panorama politico in quanto si e’ rivelato qual’e’. Un bulletto viziato alla luce dei fatti anche molto inadeguato.

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