Caro Carlo, perché non facciamo una bella marcia da Guardia?

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“…abbandoniamo le ipocrisie e i manipolatori professionisti e riprendiamoci un sano confronto fatto di idee, pensiero, rispetto delle posizioni altrui e liberiamoci degli affaristi che pensano solo a come sfruttare le proprie posizioni dominanti per coltivare le clientele…”: si legge in un appassionato post di Carlo Falato su Facebook. Parole che mi hanno molto colpito, e anche sorpreso. Benvenuto tra noi… meglio tardi che mai… chi non muore si rivede…e via discorrendo: verrebbe subito voglia di dire. Ma non lo dirò! Al contrario, devo dire che sinceramente, me l’aspettavo. Aggiungo anche – per quel che può valere – che la sua scelta ha accresciuto la mia stima nei suoi confronti e non per una banale condivisione di pensiero ma per il suo anticonformismo, per il suo atto (sincero) di lealtà verso la vita di questa comunità, i suoi giovani e la storia del suo paese. Tra tanti ominicchi e quaquaraquà, ecco un uomo, verrebbe subito da dire, che senza clamori, senza intemperanze, forte solo della sua coscienza pulita e libera dignità, decide che è arrivato il momento della verità. Di dichiarare a viso aperto, nel momento assoluto della verità, che questa Guardia non ci piace, anzi questa non-Guardia ci dispiace. Personalmente e politicamente dissento da molte sue posizioni, ma capisco e non posso non condividere chi, come me, ritiene che questa comunità stia vivendo un interminabile funerale e un indecente necrologio. Al punto che mi domando: val la pena continuare a vivere a Guardia? Me lo chiedo sempre più spesso, quasi ogni giorno, navigando tra l’immoralità e l’incompetenza, il caos e i disservizi. Perché avverto come molti (per lo più giovani) una sensazione di estraneità e rigetto in mezzo a uno “sfascismo”, ossia la voglia di sfasciare questa nostra comunità, la sua identità e la sua civiltà, sempre più invasivo e prevalente, per il quale noi abitanti siamo d’intralcio, quasi quanto loro per la nostra vita quotidiana. Quello stesso “sfascismo” che va dalla cosa pubblica alla vita privata, che investe famiglie e valori, che giustifica ogni sfascio come una liberazione e un’emancipazione. E che ha ridotto questo paese a sala d’aspetto dello studio in via Parallela, tinello di un potere sempre più invasivo e prevalente, corridoio umanitario per i guardiesi. Un potere che annuncia che avremo – forse – “l’alta velocità ferroviaria, la banda larga, la sensoristica utile ad una viticoltura intelligente” ma ci si dimentica di dirci che a Guardia esistono ancora abitazioni che non dispongono di strade, fognature e servizi essenziali. E noi guardiesi, sempre più barricati dentro noi stessi, viviamo sui social e non vediamo oltre la nostra trippa, abitiamo da allogeni la nostra comunità.

“…i più giovani dovrebbe imparare ad esercitare di più il proprio pensiero e non ad essere accondiscendente per questioni di convenienza…. questo non vi aiuta a costruire un futuro e soprattutto non contribuisce a far crescere una comunità”: come non essere d’accordo. Caro Carlo, ma se potessero, quanti guardiesi andrebbero via da Guardia? Temo tanti, forse i più e non solo i più giovani, anzi più gli anziani dei giovani. Capisco chi resta per necessità, chi per lavoro, chi per gli affetti, chi perché ha beni non trasferibili, o semplicemente non saprebbe dove andare o non ne avrebbe i mezzi per farlo. Ma chi è svincolato da tutto questo, chi può sottrarsi, chi ormai è libero, cosa lo trattiene, oltre l’abitudine? Eppure, come tu ben sai, i motivi per andarsene ci sarebbero. A Guardia si vive sempre peggio, il paese è sempre più ostile e sgradevole ai suoi abitanti, oltre che sporca e inefficiente. Arrivano gli stranieri ma vanno via i ragazzi, vanno via i pensionati, pensano di andar via anche gli altri. È andata peggiorando di anno in anno, fino all’estrema unzione dell’amministrazione Panza. Altro che Unesco, il pericolo è proprio Floriano Panza, quella è l’emergenza prioritaria per Guardia… Certo, resta l’amore per questa comunità, pure così perdutamente cazzara, il fascino di un luogo speciale, restano i ricordi e gli scorci magici, qualche magnifica serata, qualche glorioso mattino di luce e di azzurro. A volte il brutto si distrae, dorme o si concede qualche tregua. Ma la voglia di andarsene si fa sempre più forte perché avverti che Guardia sta sempre più dileguando il suo cuore vitale, la sua anima carnosa. Guardia ha perso quella magica coralità e quella affabile cordialità che ti faceva sentire sempre dentro, mai fuori contesto. Ecco perché ci toccherà prima o poi di andarcene, perché si vive male. Meglio rifugiarsi altrove. Anzi, lancio una proposta: mentre altri fanno marcia su Roma, perché noi non facciamo una bella marcia da Guardia? Via, andiamocene via… Lasciamolo solo.

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