Non c’è Unesco senza Floriano

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Non c’è Unesco senza Floriano. L’Umberto annuncia tempi stretti per l’avvio dei cantieri, e manco il tempo di dire sorge il sole, canta il gallo, ecco Floriano che monta a cavallo e convoca ad horas il Consiglio Comunale per far approvare le osservazioni sul tracciato della Napoli-Bari da presentare alla Conferenza dei Servizi. Floriano ­però prima di ogni cosa pretende di avere la Valle tutta per sé per farne – lui che è stato “presidente, imprenditore vitivinicolo, commercialista”, ma soprattutto politico della prima ora – il più splendente sito Unesco dell’intero globo terracqueo. Per lui non c’è nulla di più entusiasmante e improrogabile. Dio me l’ha data (Guardia), guai a chi me la tocca. Unesco & Falanghina.

Non c’è Unesco senza Floriano. Floriano, un uomo gentile, elegante, sempre attento alle buone maniere, sul proprio profilo Fb, comunica ai suoi followers che l’articolo “redatto” da tal Angelo Agrippa sul Corriere del Mezzogiorno, “per il suo contenuto, ha ottenuto persino i graditi complimenti (probabilmente suggeriti dal duo Ferdinando-Vittorio) del direttore della Reggia di Caserta Prof. Felicori”, per quello che Floriano sta facendo e può fare per valorizzare il “suo” territorio, ovvero incaricarsi di condurre per mano l’intera Valle verso l’Unesco. Unesco & Falanghina, appunto.

Non c’è Unesco senza Floriano. Guardia è un paese borbonico, in senso stretto, in senso lato e ora anche in senso caricaturale. Floriano, infatti, in vista dell’avvio dei cantieri dell’alta capacità ferroviaria Napoli-Bari, ha preso una decisione degna di un sovrano borbonico: ha dato ordine di “fare ammuina”. Ossia di fare confusione per occultare le ricadute sul territorio che il nuovo tracciato ferroviario comporta (obbrobri ambientali, dissesti idrogeologici, espropri e salvataggio di aziende decotte, appalti e subappalti, ecc…). L’ammuina, insomma, l’agitarsi a vuoto nella speranza che il cittadino ci caschi e non protesti. Al tempo del re Ferdinando si vuole fosse compito della marina militare mentre al tempo di Floriano è compito dell’Unesco, dei ponti e dei rilevati. Unesco & Falanghina, prosit!

Non c’è Unesco senza Floriano. Una ne fa, cento ne pensa. Il divino Floriano cattura tutti. Fa pedagogia: “…il centro abitato deve diventare sempre più una perla a servizio di tutti coloro che amano veramente Guardia Sanframondi”. Dopo questa dichiarazione gioiscono persino i rammolliti del paese. Però in cuor suo Floriano trema. Trema perché si è accorto che a Guardia i gatti hanno sorpassato i cani. Questo fenomeno, dice il veterinario locale, “va di pari passo con la variazione dell’assetto familiare. Facilmente la famiglia ristretta sceglie il gatto”. Il gatto si fa servire, laddove il cane serve. Il gatto a Guardia fa le fusa al crollo demografico. Piange Floriano e si dispera, e insieme a lui la Guardia gattara e decadente: meno famiglie, più gatti e meno cani, meno bambini… e meno voti. E con lui tutta la Valle sta col fiato sospeso. Sia maledetto il gatto, presagio di estinzione. Unesco & Falanghina, addio.

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