Impressioni di settembre

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Un’altra estate è passata, ce la siamo proprio tolta dalle prime pagine, con le sue amenità e il solito tran tran, i suoi scandali, grandi e piccoli, le sue vergogne. Uno si illude che con la fine dell’estate i tanti guai che attanagliano questo nostro disgraziato Paese allentino un po’ la morsa almeno per un po’, e invece no. Corea, missili, guerra atomica, malaria, stupri e marocchinate, rubinetti a secco e ovunque, su tutto, l’ombra di chi uccide colpendo nel mucchio nel nome di un dio fanatico, di una fede carica di rancore e terrore e mistificata da qualche predicatore improvvisato. Ogni tanto in questi giorni qualcuno si chiede: ma quel ragazzotto paffuto, quel Kim come si chiama, fa sul serio? Nel frattempo, i soliti pessimisti si sono messi a rispolverare i rifugi nucleari. Non si sa mai. L’estate appena passata è stata come un frullatore di ossessioni. La malaria non è mai stata sconfitta, ma stava lì, lontana, marginale, abbastanza da non toccare i nostri egoismi, e invece eccola qui, in Italia, con una zanzara che uccide una bambina di quattro anni. Malaria, zanzare del genere Anopheles. Tutte parole che sembravano lontane. Come la peste. Quella del Seicento manzoniano. Quella dei monatti che svuotavano Milano e segnavano con una croce le case sventurate. Titoli sui giornali che non si leggevano dai tempi di Cronaca Vera. L’unica buona notizia è che in tutta quest’ansia la politica è tornata tra i banchi (delle convention, delle feste di partito, delle riunioni di corrente) in vista dell’esame elettorale del prossimo anno e, a breve, in Sicilia. Ed è tornata con il solito teatrino trasformistico, con la sinistra che sui temi migranti e sicurezza gioca a fare la destra per non finire asfaltata alle elezioni. Con Renzi che pensa solo alla sopravvivenza di se stesso e alla sua carriera. Del paese di cui ama parlare, non v’è alcuna traccia se non quintalate di retorica. Con la consueta overdose di chiacchiere e promesse da sinistra come a destra alle quali non crede più nessuno, e in modo sempre più evidente. Questo per il semplice fatto che la politica ha perso pian piano la possibilità di incidere sulla realtà e si è messa a totale servizio del potere finanziario. Le carte le servono altrove. È un dato che emerge sempre con maggiore chiarezza. Ed è per questo che a vincere, ogni volta, è l’astensionismo. Sinistra e destra poi non esistono più da tempo. O meglio, continuano ovviamente ad esistere come categorie della politica le quali però oggi non trovano, tranne rarissime eccezioni, interpreti credibili. Ci sono semmai dei personaggi che ancora continuano a rivendicare certe appartenenze per raccattare disperatamente qualche voto, ma una volta ottenuto il seggio si dimenticano persino qual è stato il veicolo utilizzato per il raggiungimento di quell’unico vero obiettivo (vedere la parabola di Alfano per credere). L’autorità degli “organi di informazione” è in crisi, il quarto potere è debolissimo, il quinto (la tv) non si sente troppo bene, mentre sui social vengono diffuse bufale a profusione. Provate a immaginare se la politica non controllasse quasi tutta l’informazione. Sarebbe bellissimo. I quotidiani e l’informazione sul web, gli organi di informazione parlerebbero di quel che interessa ai cittadini, cioè di quel che succede nella vita reale di tutti i giorni. E darebbero voce ai vari politici solo quando fanno qualcosa di interessante – nel bene o nel male – per la gente che guarda o legge. Oggi, per dire – e salvo rare eccezioni -, non fanno o non sono in grado di fare assolutamente nulla. Possono solo riportare le ciance dei politici, i loro proclami, le loro polemiche. Non c’è loro sospiro o flatulenza che non venga solennizzato dalla pseudo informazione come il Sacro Graal. Decidono loro di che cosa si deve parlare, o meno. E ovviamente, avendo sgovernato (pro quota) questo Paese negli ultimi anni con i bei risultati che abbiamo sotto gli occhi, s’inventano ogni giorno un diversivo per farceli dimenticare. Il resto del Paese è impegnato coi master chef, coi reality e le mille “isole” sulle quali siamo catapultati da mattina a sera. Figurarsi se si può stare dietro le sorti del Paese…

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