Guardia Sanframondi: un paese, una storia

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Un paese, Guardia Sanframondi: luogo dell’infanzia, luogo della vita, luogo dell’esperienza e della memoria che muta nel tempo e nelle stagioni fino a non riconoscerla più, ma di cui non puoi, comunque, fare a meno. Paesaggi familiari che giorno dopo giorno stupiscono, disorientano, promettono nuove frontiere, e poi si disintegrano, si disgregano e implodono.

Guardia Sanframondi: un racconto. Il racconto. Un lungo viaggio erratico tra le pieghe di un paese sospeso. Di futuri fattisi istantaneamente anteriori. Di promesse appena immaginate e già mancate. Di progetti iniziati e non terminati. E i segni di mappe che non valgono più. Ma che non riesci a considerarli simboli di un paradiso perduto. Luogo che si è identificato per molti anni con la modernità, con una certa idea di ammodernamento.Velocità e cemento. Lentezza e perizia. Fede e perversione. Pura mitologia del fare.

Un paese, Guardia Sanframondi: la sua storia. Una storia. Una storia di quelle dove tutti parlano e ripetono le stesse parole, codificate, protocollate, balbettate come una litania, un esorcismo, sempre ossessivi, sempre carichi di tranquillità e successo. Una storia come si fa adesso. Raccontata come se fosse una storia antica, lontana, con la distanza che sospende i rancori, una storia che va oltre gli orizzonti, che sposta lo sguardo al futuro, gravida, di speranza, di opportunità, di tutto quello che potrebbe accadere, di scelte coraggiose. Una storia vera, bella e che sa di buono. Questo vorrei sentire di una comunità di spiriti: Guardia Sanframondi. Arrogante e chiusa nelle sue certezze. Che ti detta le parole. Che vuole scrivere al posto tuo. Che ti applaude solo se suoni la sua musica. Opinionisti mancati. Giovani e vecchi. Che parlano soltanto per chiacchierare o per scambiarsi idee e curiosità, magari perché non sono d’accordo, ma mai come compagni di viaggio in cerca di una rotta. Maggioranza  silenziosa di questi tempi, sottomessa sulla via dell’estinzione anche se ancora non lo sa. Che con la disperazione di chi teme di scomparire si aggrappa a chi cieco e ossessivo corre come una mandria verso il burrone della storia.

Scrivo anche per loro, mi specchio nelle loro urla, ripeto bestemmie e cori da stadio e nel frattempo perdo tutti gli altri. È come finire in un frullatore di idee, che giorno dopo giorno perdono sostanza, fino a diventare una poltiglia indigesta. L’alternativa è un’incognita. È una scelta coraggiosa. È il sogno, e la speranza, come una sorta di utopia senza effetti collaterali, perché non promette la perfezione. È il tentativo di guardare Guardia Sanframondi con occhi diversi. È la vittoria dei sognatori sui cinici, sui distruttori, sui mercanti di menzogne… contro tutti quelli che scommettono sulla sconfitta di una comunità di spiriti: Guardia Sanframondi.

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