L’evoluzione della “Cossa”

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A Guardia, suo paese natale, le autorità preposte dovrebbero far erigere un monumento in memoria della “Cossa”. E, valutando sul metro dell’etica pubblica corrente, almeno una piazza andrebbe intitolata pure ai suoi figli legittimi e illegittimi; che per oltre mezzo secolo dell’antico borgo dei conciatori e dei suoi abitanti si è fatta (stra)carico occupandone il potere locale e ricevendo in cambio montagne di soldi e privilegi: d’altra parte si sa, a Guardia tutti “i figli so’ ppiezz e còre”. Oggi la “Cossa”, si è sviluppata, si è evoluta. La “Cossa” in questo paese è il giovane sessantenne settantenne travestito da quarantenne visto il suo modo di pensare e i suoi compagni di strada che, con un fiuto per gli affari impareggiabile, ha scelto come mestiere quello del vento: vento che, da quanto c’è l’attuale amministrazione, soffia impetuoso e non fa discriminazioni, tocca tutti e tutto, soprattutto là dove c’è ampio margine di guadagno. Quando c’è da guadagnare, infatti, la “Cossa” non manca mai. E guarda caso ci sta sempre di mezzo il denaro pubblico. In fondo è il “pubblico” che la sostiene maggiormente e la alimenta. Piccoli lavoretti, l’accompagno per il nonno novantenne, incarichi, finanziamenti, lucrosi, appalti che oggi vengono affidati con più facilità, con meno finti controlli e soprattutto con ampi margini di guadagno facile. Da qui l’enorme avidità della “Cossa” che, soprattutto quando si tratta di appalti per opere pubbliche, la porta a lucrare con ampi margini di profitto nel breve periodo, riducendo al minimo le spese, fornendo beni e servizi di pessima qualità e ottenendo così il massimo del guadagno, anche perché sa di farla per lo più franca. Sa benissimo che con le istituzioni pubbliche c’è il più alto tasso di irresponsabilità di chi ha in mano il denaro, proprio perché non gestisce i suoi soldi, ma i nostri. Ma al di là di questa banale evidenza, che in questo paese sfugge ai più, il dato più significativo è che ci sia ancora qualcuno che si stupisce. Ecco, semmai io mi indignerei proprio di questo, non che la “Cossa” a Guardia si è evoluta (in fondo fa il suo sporco mestiere e non ha mai avuto l’ipocrisia di negarlo) e si sia infiltrata in ogni pertugio della vita quotidiana di questo antico borgo di conciatori, ma per il fatto che questi prenditori di denaro pubblico, che come mafiosi qualsiasi si infiltrano negli appalti per lucrare con il margine di guadagno maggiore possibile nell’ultima delle mangiatoie ancora disponibili, provengano tutti da un’unica realtà: la “Cossa”, appunto. Suggerirei un modo definitivo e più rapido di combatterla. Eliminiamo gli appalti pubblici. Tout court.

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