C’era una volta l’informazione

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Di questi tempi, il rapporto con l’informazione è, per usare un eufemismo, complicato. Leggendo i giornali e guardando le televisioni, osservando il modo elusivo e ipocrita con cui l’informazione tratta vicende rilevanti in questo momento molto discusse – quali Consip, Etruria e Boschi-De Bortoli (operazioni su cui, tra l’altro, non si è ancora fatta vera luce) -; oppure accredita la presentazione truffaldina delle cifre (vedi quelle sul lavoro e sulla ripresa che non c’è) o tira la volata alle illusioni di Matteo Renzi e del suo mondo; mentre bacchetta o non da spazio a ogni idea alternativa, ogni protesta, qualsiasi eresia rispetto al pensiero unico, per non dire dello spazio dato a vere e proprie sceneggiate come quella odierna del Pd che ramazza i marciapiedi della capitale, non è difficile accorgersi che siamo di fronte a un problema serio. Oggi, la nuova frontiera dei media allegramente foraggiato dal “sistema” renziano, esclude categoricamente la verifica delle notizie: i fatti non devono disturbare le opinioni. Siamo di fronte a un’informazione artefatta, di ripetizione e amplificazione di bugie, che fa a gara a nascondere le notizie oppure a minimizzarle. Così autoreferenziale da sentirsi davvero investita di un obbligo morale. Che non consiste nell’informarci o non informarci, macché, bensì nel formarci, nell’orientare l’opinione pubblica, uniformandola secondo criteri di appartenenza e fidelizzazione all’ideologia e al pensiero corrente: quello renziano, appunto. Creata ad arte proprio per rassicurarci che viviamo nel migliore di mondi possibile, a patto di accontentarci della verità che ci somministra, come un necessario sonnifero. Contesto nel quale si consuma e si sublima la menzogna, la falsificazione. Un sistema informativo e mediatico divenuto in qualche modo cane da guardia del potere e non dei cittadini e che nonostante le promesse continua ad essere tema di un incredibile conflitto di interesse. “C’era una volta il porto delle nebbie. Oggi la nebbia, lungi dall’essersi diradata, si è estesa a molte redazioni…”: scrive Belpietro. Come non essere d’accordo. E che dire del sistema televisivo. La televisione pubblica è a sua volta divenuta fino al ridicolo quella del governo e del sottogoverno, totalmente asservita al “sistema”. Non ci meravigliamo, quindi, se più della metà degli italiani è convinta che la rete sia una fonte di informazione credibile. E non sono pochi quelli che la ritengono molto più attendibile dei giornali. E questo è vero anche, se non soprattutto, in periodi caratterizzati dal verificarsi di scandali di natura politica, come quelli che stiamo vivendo in Italia.

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