Un Paese senza speranza

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Siamo all’ennesimo giro di giostra della politica italiana. L’ennesimo giro di giostra animato da una politica e da un popolo che ha abdicato alla sua sovranità. Un popolo che il più delle volte non esercita nemmeno il diritto di voto, come libera scelta individuale. Che vota sovente senza informarsi, blandito o ipnotizzato dalla propaganda dei media. Che vota più con la pancia che con il pensiero. Non avevamo una legge elettorale nel 2013 e, dopo più di tre anni e una oscenità incostituzionale, non siamo riusciti a darcene una nuova: e difficilmente riusciremo a darcene una decente con cui andare a votare in tempi brevi, poiché a nessuna forza politica conviene. Proporzionale? Maggioritario? Liste bloccate? Preferenze? Dal dopoguerra ad oggi, nel passare da un sistema elettorale a un altro, abbiamo sempre peggiorato. In questo marasma tattico, la strategia va a farsi benedire. Il resto è commedia dell’assurdo. Allo stato attuale sappiamo solo che Matteo Renzi, rieletto segretario, sarà il candidato premier del Pd, ma non sappiamo cosa voglia fare, visto che ha passato gli ultimi mesi a cercare di sopravvivere, più che a immaginare il futuro: con Berlusconi che aspetta la sentenza della Corte Europea di Strasburgo che dovrebbe riabilitarlo e traccheggia. A sinistra non si capisce nemmeno chi stia con chi, figurarsi se esiste un programma o un leader. Ciò che sarà dei Cinque Stelle, è allo stato un enigma. Qualunque esito daranno le urne, in ogni caso, non sarà possibile governare. Nessuna accoppiata, nessuna alleanza a tre, secondo i sondaggi, è realisticamente possibile. E ai problemi degli italiani chi ci pensa? Siamo entrati nella crisi con una società dislivellata, con grande distanza tra ricchi e poveri. Ne usciamo (se ne usciamo) con dislivelli maggiori: quelli che prima della crisi guadagnavano di più, con la crisi han guadagnato ancora di più. Chi stava bene sta meglio, chi stava male sta peggio. Sta crescendo una generazione di emigranti. E come se non bastasse la nostra società ha ucciso la meritocrazia. E la meritocrazia è la chiave che apre il futuro e il fuoco che accende la speranza. Problemi che non si risolvono solo con le lacrime della madonna protettrice dell’Etruria e con la sua cacciata da Palazzo Chigi. Ma che derivano dal putrido sistema che domina questo paese, con ingerenze e scambi di favore tra poteri . Non saranno poteri forti, come dice de Bortoli nel suo libro – e come ci ricorda oggi Marcello Veneziani -, ma sono poteri tra loro fortemente ammanicati. Il tutto con un governo sempre più in trincea dopo le rivelazioni di Ferruccio de Bortoli sull’operato di Maria Elena Boschi, l’ennesimo scandalo bancario, vera e propria croce del renzismo. La fata turchina del renzismo. Colei che incarna il renzismo molto meglio di Renzi. Ma che da tempo ormai – racconta ancora Veneziani – dietro il suo sguardo lucente, dietro i suoi sorrisi smaglianti, l’Italia dietrologa e maldicente vede nascondersi una specie di zarina che traffica nel sottogoverno, influenza gli assetti bancari, sorveglia l’operato di Gentiloni e del suo governo. Così si sprecano i vari “si colpisce la Boschi per colpire Renzi”, “la Boschi è una donna giovane e capace e le accuse provengono da chi avversa la sua presenza in politica”… una valanga di boutade, che non chiariscono affatto il motivo che ha spinto la rampolla del banchiere etrusco ad interessarsi della vicenda bancaria familiare. Ma, ancor più grave è che nessuno s’azzarda a smentire lo scritto di Ferruccio de Bortoli e né Ghizzoni né la Boschi intendono dare spiegazioni. Quasi che le poltrone elettive ed i soldi dei risparmiatori siano diventati retaggio di questa nuova casta, fatta di poteri bancari e lobby d’affari… di giovani rampanti del renzismo ammantati di una sorta d’aurea innocenziale che credono di non dover rendere conto al cittadino, che non vada informato.

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