Abbiate pietà di noi, mandateci a votare

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C’era una volta il rottamatore di Rignano sull’Arno. “Non voglio poltrone”. “Non vado al governo senza passare dal voto”. “È il nostro turno”, il refrain. Dove “nostro” sta per una generazione – i quarantenni – che fino a oggi è rimasta al palo. Una generazione che scende dal piedistallo, va nel mondo, si sporca le mani. Nel mondo, in effetti, ci si è tuffata a capofitto. È il nostro turno, ripeteva! Ma come dire no ai portatori di voti, ai padrini delle tessere, ai dispensatori di fritture, al giureconsulto di Casoria, Gennaro Migliore, ai Fassino e Chiamparino accovacciati stile Woodstock e plaudenti alle sue kermesse? I folgorati last minute sulla via di Matteo. Cristalleria. Ripulita con il Vetril renziano, ma pur sempre cristalleria. Ma in realtà non c’è molto da stupirsi: il comune sangue non mente. Pensate solo se Berlusconi fosse arrivato a Palazzo Chigi senza elezioni? Apriti cielo! Si sarebbe beccato scioperi generali permanenti mentre il Sole-Renzi è così intenso che acceca tutti. Ma quanto è forte Renzì. Vince Renzi. Stravince Renzi. Viva Renzi. Dopo la scoppola del 4 dicembre un politico intelligente o perlomeno furbo si sarebbe ritirato. E avrebbe favorito un governo discontinuo dal suo, senza mettervi becco, dando prova di una severa autocritica sulla disfatta referendaria. E, nel giro di pochi mesi anche i più strenui oppositori, a corto di idee e di leader, sarebbero saliti in pellegrinaggio a Pontassieve per pregarlo in ginocchio: “Matteuccio, torna, tutto è perdonato”. Nel frattempo la gente, almeno la sua, avrebbe dimenticato la tranvata e apprezzato la coerenza nel solenne impegno di lasciare la politica, e magari l’avrebbe anche rivotato. Come nuovo. Invece Renzi insiste e si dimostra poco intelligente e ancor meno furbo. Oggi il tempo gioca a sfavore del bulletto toscano: deve fare in fretta, tentare di ricapitalizzare il consenso, disarcionare Gentiloni prima che questi, restando in sella magari con qualche risultato e il sostegno di Mattarella, lo spompi definitivamente. Deve fare in fretta: ci sono troppe cose in pochi chilometri… mazzette, appalti, spese pazze con i rimborsi elettorali, indagini, arresti, prescritti, condannati. La fiducia nei sondaggi che cala, le rivelazioni sulle manovre passate e su quelle future, gli scandali, il giglio tragico, la Boschi, le inchieste, lo hanno indebolito. Insomma, siamo di fronte a uno dei tanti casi che in Italia hanno spinto e spingono la gente ad avere sempre meno fiducia nella politica e nella classe dirigente. Ma come fare? Qui sta il punto: basterà al bulletto toscano riproporre una classe politica di “giovani, carini e occupati”, basteranno gli slogan, le “convention”, gli “staff”, le “start up”, gli eventi “cool”, le atmosfere pop, i lustrini, la musica martellante? Basteranno gli Obama, i Macron? Basterà  l’apparato scenico? La vanità, l’ambizione del giovane e la mancanza di memoria del paese? No, pur dovendo riconoscere l’ineludibile necessità di un ricambio, il fallimento di Matteo Renzi e del renzismo, un’ormai eversiva lontananza tra rappresentati e rappresentanti, è evidente anche a chi non vuol vedere e sta soprattutto nella sempre più diffusa sofferenza nel paese. Un paese che ha solo bisogno di essere accompagnato dal sonno alle elezioni dopo tre anni frenetici e ansiogeni di urla, strepiti, risse, smargiassate, promesse, annunci, slide e balle spaziali. Abbiate pietà di noi, mandateci a votare. Fateci votare. O fate una legge che proibisca severamente di fare leggi nell’ultimo anno di legislatura. Pietà. Un altro anno così non lo reggiamo. Questa classe politica di “giovani, carini e occupati”, per comprare voti a buon mercato, è capace di tutto.

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