La primarie farsa (e anche peggio) del Pd

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È un dato di fatto che nel giro di pochissimi anni, le primarie Pd (un metodo decisionale che non ha nessuna attinenza con la democrazia rappresentativa, ma molto di più con la liturgia delle folle che inneggiano al leader e che comunque sia, per molti, restano un non senso) hanno perso completamente la loro carica innovatrice e sono diventate soltanto un rito stanco e ripetitivo che interessa solo un ristretto numero di militanti irriducibili. Iscritti e militanti di un partito e una politica che si interessa solo a se stessa: autoreferenziale, anzi ombelicale, fino alla caricatura. Una riflessione che vale anche per i media e la stampa: che si prestano a questo teatro del nulla. Una politica che non ha più nulla a che fare con la storia, la tradizione, la cultura politica di una parte di italiani; un partito ormai “inquinato”. Che trasuda di quella presunzione ideologica che ha condotto questo Paese allo sfascio totale. La presunzione di chi insiste nel ritenersi il migliore, di chi si appropria di ogni e qualunque merito storico e morale, di chi stimola l’invidia sociale, di chi si appropria di ogni frammento di potere. Insomma, quelli per i quali la democrazia sta solo dalla loro parte, la libertà pure, l’onestà e la giustizia sociale anche. Ancorati a una filosofia sconfitta dalla storia. Un partito intriso di statalismo elettorale e di radical chic pensiero. Un partito che non è socialdemocratico, non è liberale né tantomeno socialista riformista, non è la via intermedia tra destra e sinistra, meno che mai “tuttoblue” (“En marche!”, come i militanti di Macron, la nuova stella straniera da seguire). Un partito e una politica per cui il popolo è un’esclusiva brevettata, come altrettanto per loro sarebbe brevettato il legame con il bel mondo intellettuale, finanziario e industriale. Ma il popolo non è più solo quello del sessantotto, è cresciuto in ogni senso, li ha abbandonati in larga parte. Le primarie del Pd che si vanno a celebrare domani assomigliano più ad una commedia, sempre che non si scada addirittura nella farsa. E gli italiani lo hanno capito benissimo. Perché le farse fanno ridere, mentre in Italia, sotto il cielo della politica (e non solo), non c’è più voglia di ridere, anzi ci sarebbe da piangere. L’ennesima farsa. Fatta di brogli, pressioni per far votare la gente, “incentivi” del tipo ti dò due euro se voti per il tale, militanti a presidiare i seggi e pronti ad accompagnare gli elettori ai gazebo a votare per i candidati. Domani si scontrano (per modo di dire) Matteo Renzi, il governatore della Puglia Michele Emiliano e il ministro della giustizia, Andrea Orlando. Secondo voi come va a finire? Nel modo più scontato del mondo, ne resterà uno solo, e già si sa quale: vince Renzi e si ritorna alla casella di partenza. Ma il vero fatto politico delle primarie del Pd – un partito di plastica (riciclata) – è che pare che la vicenda non interessi a nessuno. La spinta democratica per l’evento-primarie si è subito spenta per un motivo molto semplice: se chiami i cittadini a scegliere fra due visioni politiche, fra due programmi, fra due utopie, allora ti seguono. Se li utilizzi per definire i confini di una guerra interna a quel partito, intestina, senza esclusione di colpi, la gente lo capisce e ti lascia a cuocere nel tuo brodo. Quel che è certo è che da lunedì non ci sarà più lo stesso Pd che conosciamo. Sarà un bene, un male? Poco importa. L’importante è che Alessandra Moretti, con i suoi occhi azzurro cielo potrà andare in giro a raccontare che i bambini di Roma muoiono morsi dai topi, poi dire che ha sbagliato, poi denunciare tutti quelli che la deridono e poi tornare in televisione a dirne un’altra. Intanto Grillo ringrazia sentitamente.

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