Guardia Sanframondi e la “faglia del Matese”

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Non mi stupirei più di tanto se nel pantheon del sindaco Panza ci sia anche un mediocre suonatore di cetra affetto da patologica megalomania. Checché ne dicano i “tifosi”, il solito stuolo di reggicoda, quelli che solitamente non vogliono vedere, il sindaco Panza in questi sette anni ha già più volte dimostrato di essere un sostenitore di una rovinosa valorizzazione di paesaggi, chiese sconsacrate e antiche dimore guardiesi, convertendoli a fini commerciali in ambientazioni per circenses, location per eventi e convention, anche grazie a un disinvolto impiego di “contributi pubblici”. A lui dobbiamo la metamorfosi della ex chiesa dell’Annunziata, il culturale come surrogato del culto, addirittura cinema, come se il cinema fosse più vivo della religione, riverniciata a cura di illustri imprenditori d’assalto dei suoi stivali, e trasformata in ritrovo per radical chic e per eventi mediatici in stile son et lumière, grazie anche allo stanziamento di svariati milioni di vecchie lire pubblici supplementari. Tutto “Very Bello”. O i ristoranti di tendenza all’interno di antiche dimore per accontentare gli appetiti più esclusivi suscitati dai nuovi amici scozzesi-yankee. E poi, certo, da cosa nasce cosa: convegni e baccanali, compresi quelli mangia e bevi come veicoli di propaganda del Rinascimento guardiese feat Floriano, rappresentano una passerella gradita per l’ego di chi ha fatto suo quello sciocchezzaio infame della cultura come il petrolio, secondo il quale paesaggio, musei, arte devono diventare Patrimonio dell’Umanità Unesco. Per non dire dell’appetitosa mutazione di una parte del centro antico (quello che un tempo era il salotto buono) in residenze profittevoli in virtù dell’esperienza di marketing di manager dinamici e innovativi nativi e d’oltreoceano. E con una particolare competenza nell’export immobiliare, valore in più necessario, pare, per incrementare quelle vendite che dovrebbero ridare lustro alla nostra credibilità, ingiustamente messa in discussione da personaggi superciliosi e occhiuti (tra cui chi scrive) a cui il sindaco Panza evita di controbattere per la stizza di chi si è visto rompere le uova nel paniere delle sue relazioni con privati, mercato, con la macchina degli originari organizzatori di eventi e della pubblicistica, della comunicazione e dell’advertising collegate, con gli affittuari e compratori. Per carità, tutto buono per essere divulgato nei biglietti dei cioccolatini Perugina da regalare nei giorni dei Riti. O nei cine estivi tipo riviera romagnola, nelle imminenti serate estive sul castello dei Sanframondo. A questo punto però io un idea ce l’avrei: senza aspettare la “faglia del Matese”, già teatro in passato di eventi terribili (faglia che si sveglia ogni 200 anni, l’ultima nel 1805, prima ancora nel 1688 e nel 1349), il centro storico, le chiese abbandonate, i conventi francescani, i palazzi signorili, le dimore dei nostri avi, siano spogliate dei manufatti antichi e infine abbattute. Al loro posto rimanga un buco: memoria dell’apostasia panziana, profezia del nulla che aspetta i nostri figli.

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