La triste fine senza saggezza dell’opposizione critica guardiese

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Non muore Guardia, è morta l’opposizione critica guardiese. A quanto pare senza neppure troppi rimpianti. Pensi all’opposizione critica guardiese, non quella di adesso, ma di sempre. A ritroso. Come figura, come maschera, come archetipo. Nessuno immaginava come sarebbe finita al tempo di Floriano. Niente gloria, nessun funerale, neppure un mezzo discorso d’addio, a pensarci bene neppure un suicidio orgoglioso alla Seneca. Nulla. Peggio. La fine dell’opposizione critica guardiese è una mediocre metamorfosi. Floriano con un abracadabra l’ha trasformata, l’ha spogliata di ogni dignità, perlomeno quel poco che restava. La comunità, resta lì, ma come qualcosa di inutile, ristretta, periferica, una sorta di istituzione minore, come un dopo lavoro rispetto ad altri affari, buona solo a dirottare finanziamenti pubblici sul territorio e gonfiare le note spese. Una comunità ancora di più ingaglioffata nel gioco delle clientele. Non è più tempo di opposizione critica. A Guardia sta tramontando perfino la parola. Questo è un tempo dove resistono solo discorsi sul calcio. Le problematiche vere, sono eccezioni. Una volta l’opposizione critica era una bandiera, una squadra, uno spogliatoio, una nazionale. Ora è utile solo come portavoce di giovani rampanti. Forse però è davvero qui il paradosso guardiese. In questo paese di vecchi scompare un simbolo. L’opposizione critica al tempo di Floriano non serve più. Come non serve più l’anziano che incarna la saggezza, la tradizione, la memoria, quello che tramanda, che fa da testimone e che ricorda. Non serve più in una terra dove il futuro è senza orizzonte e il passato si ferma all’altro ieri. Non serve perché questo non è un paese per una vera e costruttiva critica politica. Non lo è perché quelli che dovevano farla hanno bruciato sogni e utopie, lasciandosi alle spalle solo cenere e macerie. Non lo è perché hanno tradito e si sono traditi. Non lo è perché hanno urlato «il cambiamento al potere», per poi buttare il cambiamento e tenersi il potere. Non lo è perché si sono mangiati anche il futuro di chi veniva dopo. Addio critica. Addio opposizione. Quello che abbiamo davanti è l’ultimo tratto. I tempi, dicono, si chiuderanno nel 2020. È questo il futuro prossimo.

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