Cosa fa il Parlamento? Parlano, si ascoltano, si divertono…

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Adesso finalmente abbiamo capito che cosa fa oggi il Parlamento: parlano e si ascoltano tanto. Nient’altro. Sono loro stessi a confessarlo: stanno lì, ore e ore a parlare. Potenza della parola. Si ascoltamo a vicenda e discutono. Anche per ore. E non c’è nulla di più bello, dicono. Ma sicuro: non c’è niente di più bello. Uno parla, l’altro ascolta. Uno ascolta, l’altro parla. E avanti così, per intere giornate, non è meraviglioso? Una montagna di parole, un universo di chiacchiere, tesi, antitesi, sottigliezze, deduzioni, induzioni, perifrasi, apocopi, pleonasmi, analessi, parallelismi, chiasmi e antonimie, un rigurgito infinito di metafore e distinguo. E che importa se nel frattempo il Paese muore? Perché interrompere questa elevata emozione intellettuale con l’urgenza della cruda realtà? Per non correre alcun pericolo, ad esempio, per evitare cioè che rimanga qualcosa di concreto di questo aureo dibattito, hanno chiesto esplicitamente di non scrivere nulla di legge elettorale. Nemmeno una parola, per l’amor del cielo: si ascolta e basta, perché ci “vuole la maggior condivisione possibile”. Si cinguetta amorosamente su Mattarellum e Italicum corretto, dudududadada, come trottolini innamorati di se stessi, si sta per lunghe ore assorti a rimirare la sapienza altrui specchiata nei propri occhi, ma senza mai sollevare il sospetto che possa emergere una proposta effettiva. Ci mancherebbe. Altrimenti dove finisce la bellezza dell’ascoltare? E poi, ci sono le Primarie del Pd. Il meglio, però, è quando i parlamentari entrano nel merito delle loro soavi e interminabili sedute d’ascolto. Per esempio l’altra volta abbiamo discusso della corruzione, ci spiega uno dei 630 deputati. Bene, no? Uno immagina che avranno discusso il metodo per combatterla in tempi rapidi, visto che se ne parla da 40 anni. Invece no. I deputati non si occupano di queste quisquilie, non fanno simili rozze semplificazioni. Macché. E se qualcuno di voi non comprende l’importanza, si vergogni: perché la “corruzione tra privati” è un conto e la “corruzione impropria” un altro, capite? E speriamo che, impegnato com’è a parlare e ad ascoltare gli altri parlamentari, non ascolti la risposta che viene spontanea al cuore di chi scrive. E, ne sono sicuro, a quello di chi legge.

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