Il Re è nudo, il Re è nudo!

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Vi racconto una storia. La storia di una comunità di poco meno di cinquemila anime, deserta, con le auto che nelle sere d’inverno attraversano il nulla e vite inutili che presidiano il vuoto con l’unico scopo di garantire un minimo di attenzione a una istituzione vuota, impregnata da classici venditori di idee di seconda mano, noti frequentatori di se stessi in cerca di legittimazione: il miglior funerale per questa comunità ridotta a un gigantesco bancomat per soliti noti. Gente che vive (si fa per dire) allo stato gassoso: inodore, incolore e insapore. Vite inutili che presenziano alle esequie della propria comunità e dalla quale hanno avuto quello che si meritavano: l’assenza e l’indifferenza. Giovani vite inutili che oggi, non avendo un cavolo da fare, aprono un pub, una pizzeria o un bar. Tutti con la stessa idea vincente! Aprire un pub o un bar. Come se bastasse un bancone o apparecchiare quattro tavoli e aprire la serranda per avere successo. Se ci fosse una comunità seria, colta, partecipata e orgogliosa della sua identità, fucina di idee e di valori condivisi e autorevoli, non sarebbe in balia di un “re sòla” vanitoso e completamente dedito alla cura del suo culto personale. Ma siamo nella bella comunità del dolore ostello, come direbbe l’Alighieri, e ignoriamo o cancelliamo le intelligenze vive, scintillanti, preziose. Si marginalizza, si legge poco, si affibbiano cliché di zinco sempiterni e scontati, si odiano le passioni nette, il buon senso e il culto delle icone della bellezza e della tradizione. Perfino coloro con una storia personale, impegnati come sono nel loro “particulare” vuoto pneumatico, come chiusi in un fortino di cartapesta, al massimo concedono qualche cenno, un labile “mi piace”. E questo va certamente a genio ai minuscoli camaleonti, oggi classe dirigente politica e soprattutto ai critici gonfiati artificialmente nella greppia del laboratorio comunale, ai protetti del Pensiero Unico, saccenti dell’egemonia culturale dominante.

Vi racconto la storia di una classe dirigente politica che fa quadrato attorno alla propria impunità. Giustifica ogni sorta di malefatta. E con disinvoltura, infrange non solo le leggi ma anche le regole della decenza. Che marcia a tappe forzate per smantellare, la storia, le tradizioni, la vita della comunità data loro in custodia. Cose che càpitano dove il controllo istituzionale, non è una cosa seria ma uno slogan propagandistico.

Vi racconto la storia di un uomo potente convinto di poter fare tutto quel che gli pare, perché è stato eletto dal popolo, ma che finge di non sapere che c’è qualcosa di più importante dell’investitura dal basso e dei capricci di chi sta in alto: la legge. Legge, a cui tutti devono inchinarsi. È quello, nelle democrazie vere e funzionanti, l’unico argine a tutti gli arbitrii, soprattutto a quelli che piovono dall’alto e non incontrano altri ostacoli. A protezione dei cittadini. Perché chi viene eletto dal popolo deve amministrare, ma non può comandare impunemente. Sopra di lui c’è sempre la legge e, se la calpesta, c’è sempre qualcuno che gliene impone il rispetto. La storia di un potere arrogante che negli ultimi anni si è mostrato nella sua nuda inettitudine, nella vuota incapacità di chi non ha mai avuto la visione per la propria comunità, ma che però scorrazza di poltrona in poltrona raccontando della bellezza dei propri vestiti e della preziosità di quelle stoffe senza che nessuno abbia il coraggio di gridare “ma perché seguite il corteo per celebrare le nuove preziose vesti, se il Re è nudo”? “Il Re è nudo, il Re è nudo!” gridava il bambino sgranando gli occhi, al passaggio del corteo del Re, “ma non vedete che non ha nulla indosso?”.

Ogni buona fiaba che si rispetti reca sempre una morale: esiste una profonda differenza tra realtà e illusione, la prima potrà pur avere molteplici letture ma ad ogni immagine corrispondono comunque aspetti concreti, le illusioni invece per essere generate e sostenute hanno bisogno di un largo seguito che sostenga la menzogna. In questa comunità servono meno saggi che dicano false verità e più bambini che dicano verità innocenti…e se possibile al re sòla incapace di visioni almeno fate leggere le favole.

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