Il Paese di Bengodi

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A Guardia vedi il Re sòla dappertutto, è ormai il codice d’accesso al sistema, la password e insieme il virus. Vedi lo spettacolo dell’opposizione disciolta nell’acido. Senti i venti del dissenso, del fastidio, dell’insofferenza morbosa che soffiano dal basso e le decisioni che piovono dall’alto. Vedi un’amministrazione che in maniera autosufficiente decide sulla vita della gente. Poi torni all’opposizione critica e vedi la fuffa, il solito teatrino da bar, il vuoto. Vedi i nomi, l’arsenale politico-culturale di questa comunità, e ti sono tutti estranei, se non ostili. Se un alieno (preferibilmente americano) arrivasse oggi a Guardia e ascoltasse le ultime proposte dell’amministrazione Panza, avrebbe l’impressione di trovarsi nel Paese di Bengodi, dove tutto funziona e i soldi pubblici crescono sugli alberi. Invece sappiamo bene, che così non è. E allora ti chiedi: perché nessuno lo mette in evidenza? Perché nessuno è in grado di rilanciare in modo più realistico o se preferite in modo meno grezzo, meno emozionale, meno improvvisato, una proposta politica alternativa fondata sulla riqualificazione della società guardiese, sulla motivazione ideale, morale e politica? Cosa manca a questa comunità che motivi i singoli e la collettività e li incoraggi a prendere in mano il proprio destino? La percezione più elementare che muove la vita sociale e politica: la convinzione di costruire qualcosa per se stessi e per la propria comunità. Invece ci si affida all’istrione di turno. A un Re sòla. A un narratore, che romanza la realtà senza affrontarla. Un narciso, la celebrazione estetica e spettacolare del singolo, l’apoteosi dell’io che si specchia, si ama e vuol lasciare traccia di sé. Io sono Narciso e non avrò altro dio all’infuori di me. Circondato da piazzisti e demagoghi, mediocri, mezze figure, “personaggetti”, direbbe Crozza. Ma non vi infastidisce questo coro assordante e monotono? Mai lo sforzo di capire, di ragionare sul malessere e sul perché larga parte di questo paese, non attiva una reazione. Lo affermo da tempo: il problema di questa comunità da cui partire non è l’insorgenza di una patologia chiamata rassegnazione, ma la malattia che origina e giustifica il suo espandersi; il semplice fatto che nessuno tra l’opposizione critica riesce a fare un passo oltre la furbizia pre-elettorale di qualche mossa ruffiana per recuperare credibilità e rubacchiare voti ai cittadini guardiesi. C’è bisogno d’altro. C’è bisogno di qualcosa che indichi un’idea di riferimento, un gruppo di giovani e un disegno per il futuro. Lasciate stare il giudizio che nutrite, fermatevi a cogliere il filo conduttore: si richiama a una storia comune e a una comunità in pericolo, indica chiaramente chi è l’antagonista da mandare definitivamente a casa… Proviamo a toglierci ogni benda, ogni distintivo e a guardare direttamente in faccia alla realtà. Il cilindro del prestigiatore in questo paese ha sfornato dal nulla fin troppi conigli, ma ora i giochi di prestigio non bastano più.

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