Floriano e i “vassalli bbuggiaroni” di Gioachino Belli

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È probabile che Floriano abbia visto o perlomeno sentito parlare del film di Mario Monicelli dedicato al Marchese del Grillo, in cui l’interprete del nobile romano, Alberto Sordi, nel mentre si appresta a salire sulla carrozza si presenta al popolino con la frase “io so’ io… e voi non siete un cazzo!”. Questa frase però (ad essere precisi), non è né di Monicelli e neppure di Sordi ma quella che Giuseppe Gioachino Belli scrisse nel sonetto “Li soprani der monno vecchio” (I sovrani del mondo antico) per descrivere come la plebe romana interpretava il rapporto esistente con i Papi e con i Re dell’epoca. “C’era una vorta un Re cche ddar palazzo mannò ffora a li popoli st’editto: io sò io, e vvoi nun zete un cazzo, sori vassalli bbuggiaroni, e zzitto” (da Wikipedia). Il breve contenuto mostra satiricamente, ma in maniera reale, la situazione italiana del 1800. Tuttavia Giuseppe Gioachino Belli, analizzando da par suo gli aspetti crudi e rozzi della politica del suo tempo, evidenzia una situazione che può ricollegarsi a qualsiasi momento storico dell’Italia. Belli nella frase “Io so’ io e voi nun ziete un cazzo!”, analizza la particolare e mediocre condizione del popolino di fronte ai potenti, il quale, a causa della sua stessa scelta di voler essere sottomesso, si ritrova sempre a subire e a tenere il capo chino. Che c’entra tutto ciò con la nostra comunità e con Floriano, direte voi! C’entra, eccome se c’entra, perché, nel primo Ottocento, in sostanza, il popolo non contava nulla rispetto al dominio che invece rappresentava il potere assoluto. Da allora ad oggi sono passati duecento e passa anni nel corso dei quali i valori della libertà e della democrazia si sono affermati, cancellando (almeno sulla carta) ogni residuo di potere assoluto. Floriano, però, ha deciso di infischiarsene della storia di questi duecento e passa anni e ha stabilito per Guardia il principio indicato dal cantore della plebe romana secondo cui quelli che non contano un benamato c…o sono anche dei “vassalli bbuggiaroni” e quindi non hanno alcun diritto di disapprovare il potente. Le vicende guardiesi di questi ultimi anni: arresto del responsabile dell’Utc per presunte tangenti, l’arroganza nei confronti dei cittadini, la questione dei richiedenti asilo, la “spettacolarizzazione” dei prossimi Riti, e tanto tanto tanto altro ancora (temi di cui nessuno parla), risultano l’applicazione più illuminante della concezione che Floriano ha di se stesso, garante supremo e infallibile della vita interna della comunità guardiese, e dei cittadini che hanno il dovere di stare zitti e non protestare. Questa è la regola e chi non l’accetta può sempre lasciare il posto ai nuovi cittadini anglosassoni. A questo punto, congratulazioni per i “vassalli bbuggiaroni” che rimangono!

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