Verrà il giorno

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Verrà il giorno, tra qualche anno, forse prima, in cui tutti quelli che a Guardia non vogliono più Floriano si ritroveranno Floriano sulla scheda elettorale. E chi oggi chiede discontinuità, quel giorno, si troverà il continuum. Verrà il giorno in cui qualcuno si chiederà come mai nel corso degli ultimi anni, nessuno gli ha chiesto di farsi da parte. Verrà il giorno in cui l’incompetenza, l’approssimazione, la furbizia di questa classe dirigente, capeggiata da Floriano, che è già chiarissima, forse lo sarà anche per chi oggi continua a negarla. Per chi ancora la accetta come se fosse un’eccezione. L’ennesima eccezione. Verrà il giorno in cui ci si renderà conto che il dilemma non può limitarsi alla domanda se alle prossime elezioni comunali “prenderà” corpo un nuovo Floriano, oppure si va verso un restyling tattico dell’attuale classe dirigente. E non mi pare che nelle scelte di fondo – la lista dei “papabili” – ci sia alcuna discontinuità. Verrà il giorno in cui ci si renderà conto che in questo paese non si può essere opposizione e sotto sotto sostenere una classe dirigente fallimentare. Che fa dell’immoralità una bandiera. Anzi. Il giorno in cui si prenderà coscienza del fatto che troppe cose sono successe senza che nessuno aprisse bocca, per poter anche solo pensare di poter riavvolgere il nastro. Non si può dichiarare di volere il cambiamento, puntellando poi chi è contrario alla sua introduzione. Verrà il giorno in cui si prenderà atto che non avversare o addirittura allearsi con il contrario di ciò che si pensa è una follia. Perdente, oltretutto. Verrà il giorno in cui si prenderà atto che Guardia versa in gravi condizioni di bellezza. La gravità è sotto gli occhi di tutti, la bellezza (nonostante lo storytelling di Floriano) pure. Verrà il giorno in cui, dopo aver scritto migliaia di post sui social su come dovrebbe essere il cambiamento, ci si accorgerà di com’è realmente, da anni, il decadimento morale e culturale di questa comunità e qual è la cultura politica che lo ispira. E di come le cose siano andate inesorabilmente peggiorando. Verrà il giorno. Intanto, io non aspetto. Non ho motivi per farlo. Non ci sono ragioni per attendere. La comunità reale va avanti da sola, quasi per inerzia, orfana da tempo di una guida che sia in grado di ascoltarla e proteggerla. La politica sta perdendo la sua grande occasione; quella di dimostrare di dimostrare di fare comunità e di rappresentarla. Lo dico prima di tutto a chi, come Carlo Falato e pochi altri, ancora sembra essere il più lucido e consapevole del problema. Se vai con Floriano, sei Floriano. Per evitarlo, non ci devi andare. E l’unico modo di cambiare, è prenderne le distanze. E fare altro: fare ciò in cui si crede, non fare il contrario. Se si perde altro tempo (e se ne è perso tantissimo), non si otterrà più nulla. Anzi, il logoramento riguarderà tutti. Perché poi appunto si voterà. E non manca molto. Presto, presto o tra qualche anno, verrà il giorno. E in quel giorno siatene certi ci sarà un’alternativa a Floriano con quelli che odiano Floriano e che però, con il loro trasversalismo e le loro opacità politiche e culturali, si candideranno insieme a lui. Ecco perché occorre una nuova proposta, chiara e semplice. Con impegni precisi. Con persone che li sappiano rappresentare e che non facciano del compromesso (a cominciare dal compromesso con se stessi) l’unica chiave di interpretazione della realtà. Anche perché la realtà, soprattutto di questi tempi, non è compromissoria. Al massimo, compromessa.

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