Referendum: “Annichiliti”

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“Realtà batte narrazione uno a zero”, scrive Buttafuoco. “Chi se la passa bene ha votato Sì ma l’81% dei giovani dai 18 ai 34 anni ha scelto i No. Non è stata l’accozzaglia, infatti, a vincere”. La cifra dell’81% dei giovani che votano No si capisce solo nel rileggere la dichiarazione di un Andrea Guerra, ex Luxottica, oggi manager di Eataly, quando ai ragazzi coi contratti da precari (400 euro al massimo) ancora l’altro giorno dava questo suggerimento: “Non pensate allo stipendio!”. E s’è visto, infatti: come nel segreto dell’urna lo stipendio ti vede. Si capisce nelle parole di Laura Puppato, onorevole del Pd, ex candidata alle primarie nel 2013: “Referendum, in effetti a pensarci bene, c’è stata la fuga dei cervelli all’estero. Sarà per quello che solo all’estero ha vinto il Sì?”. Glaciale. La valanga di No al Sud si capisce anche e soprattutto dalle parole di tal radical chic Chicco Testa: “Il Sì fa il risultato migliore a Milano, Bologna, Firenze e il peggiore a Napoli, Bari, Cagliari. C’è altro da aggiungere?”. Nella tragicommedia, o meglio tragicomica, di questo nostro tempo, rilevabile nell’autoreferenzialità estrema e narcisistica di tutta una serie di personaggi mediaticamente spendibili che va dalle giovani deputate del Partito democratico alle grandi firme del giornalismo, dai cosiddetti intellettuali impegnati che si illudono di poter orientare l’opinione pubblica agli artisti alla Benigni schierati che pensano di pontificare dall’alto del loro status di privilegiati. Si capisce dall’infingarda spocchia di Matteo Renzi (che è stata sin dall’inizio la sua principale caratteristica). Indubbiamente affetto anche dalla sindrome del marchese Onofrio del Grillo. Si capisce dalla botta ricevuta dal Pifferaio fiorentino. Una mazzata di quelle che non lascia scampo a nessun tentativo di giustificare la sconfitta con la tesi dell’uno contro tutti. Una tesi a dir poco ridicola non solo perché l’uno, Renzi, è il Premier (era), con tutto ciò che significa in termini di forza, ma poi perché al suo fianco si è schierata un’intera armata nucleare per cercare di condizionare, suggestionare, impaurire e convincere a votare “Sì”. La cupiditas serviendi è stata sconfitta. Ha vinto la realtà contro la narrazione dei servi. E il referendum conferma anche la lungimiranza politica di Berlusconi e perciò dovrà mantenere la sua promessa: dare un posto di conduttore in un qualunque angolo del palinsesto di Mediaset a Renzi. E Guardia? Ha vinto il “No”. Eppure bastava un “Sì”. E l’appello dei morti di fama democratici a favore del Sì uscito nei giorni scorsi sui banconi dei pubblici esercizi è da considerare nullo. Non hanno proprio compreso che ormai non influenzano manco i parenti stretti. Gli illuminati nuovi cittadini americani poi non votano (non ancora) e degli sms, chat, messaggi su Facebook, WhatsApp, da parte di assessori e consiglieri prezzolati, nani ballerine e circensi vari ovviamente non è fregato nulla a nessuno. Ma d’altro canto al giorno d’oggi un appello, un sms, un post su Facebook non si negano a nessuno. E la cosa triste è che questi personaggi in cerca d’autore pensano davvero di avere ancora un qualsiasi tipo di influenza. E il sindaco Panza, sempre più emulo dell’ex rottamatore fiorentino? Ma veramente gente come il sindaco che si è sperticato ad annunciarci il suo SÌ pensava che il popolo fremesse per l’attesa, bramasse un suo cenno, implorasse un suo gesto? Credeva forse che i guardiesi abbiano l’anello al naso?

Ps. A proposito: chi paga le mille e passa fritture di pesce?

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